63. Garlasco e la Sindone

Leggendo il titolo di questo articolo, inevitabilmente, chiunque è  portato a pensare che il suo autore sia “uscito di testa” per il molto discutibile accostamento, tanto abissali appaiono le differenze dell’oggetto trattato nelle due rispettive vicende: chi scrive, invece, ritiene di poter dimostrare il contrario, sulla base delle similitudini che possono riscontrarsi tra i comportamenti tenuti dai due principali personaggi delle vicende in oggetto che si sono impegnati nella ricerca della soluzione dei due difficili  rispettivi enigmi.

          Nel caso “Garlasco”, soprattutto con riferimento a quanto di recente è emerso, spicca, senza ombra di dubbio, la figura del Generale Garofano, ex comandante dei RIS di Parma, ritenuto, con un unanime apprezzamento, uno dei migliori, se non il migliore assoluto esponente dell’arma dei Carabinieri nel campo delle indagini, tanto da essere coinvolto nelle indagini dei più complessi e complicati casi giudiziari, godendo sempre della massima stima e considerazione  da parte anche dei magistrati, acquisendo, cosi,  grande ed indiscussa notorietà. E’, purtroppo, quasi naturale che tale pubblico consenso faccia accrescere, nel soggetto interessato la propria autostima fino ad arrivare, con un vero e proprio delirio di onnipotenza, come riscontrato, da parte di alcuni giornalisti nel generale Garofano, a ritenersi infallibile: sicché, una volta percepita la sensazione di essere riuscito ad individuare la soluzione del particolare caso, affidato alla sua indagine, è risultato difficile non indirizzare le ricerche quasi esclusivamente su quella strada, dando scarsa importanza se non addirittura dimenticando l’esistenza di obbiettivi elementi che avrebbero potuto indirizzare l’indagine verso altre soluzioni; tutto ciò  sembra essere accaduto nel caso Garlasco.

         Quanto come sopra riportato, riferito al Generale Garofano, appare molto simile a quanto accaduto nella ricerca della soluzione dell’enigma sulla formazione della Sacra Sindone.

          Da oltre 50 anni ho dedicato molto tempo nello studio di uno dei più grandi enigmi della storia come sopra richiamato, dopo aver attentamente verificato e scartato tutte le varie ipotesi formulate (alcune delle quali, inizialmente, mi avevano quasi convinto della loro fondatezza), pervenendo alla convinzione che l’immagine impressa sulla Sacra Sindone fossa da attribuirsi ad un intervento di natura soprannaturale.

            Tra le varie suddette ipotesi, quella che raccoglieva maggiori consensi, era quella, formulata dal Prof. Giuseppe Baldacchini del Centro di ricerche ENEA di Frascati, secondo il quale l’immagine sindonica dovesse ritenersi prodotta da un raggio UV direzionale sprigionato dalla Resurrezione di Gesù; successivamente, il Prof. Baldacchini precisava che, come scienziato, non potendo accettare eventi miracolosi e quindi la Resurrezione di Gesù, quest’ultima fosse da ritenersi tale solo nella considerazione dei credenti, mentre, con tale termine, lui intendeva riferirsi all’annichilimento del corpo di Gesù, avvenuto nel sepolcro per un ipotetico processo nucleare (AMA). Sempre il Prof. Baldacchini aggiungeva, comunque, per correttezza professionale, che quanto da lui ipotizzato fosse da ritenersi solo una ipotesi, che sarebbe stata sottoposta a verifiche e sperimentazioni presso il suddetto centro ENEA, che in effetti vennero svolte per oltre dieci anni.

            La suddetta ipotesi venne  accolta con molto entusiasmo, soprattutto dalla Prof.ssa Emanuela Marinelli che, convinta, nell’euforia del momento, della sua validità,  iniziò a propagandarla, nelle sue innumerevoli conferenze e libri, sempre con maggiore entusiasmo come se la sua fondatezza fosse stata già acquisita.

            Continuando, con appassionata determinazione, nella sua opera divulgatrice, la Prof. Marinelli (insignita di medaglia d’oro al merito per la dottrina cattolica), acquisì una tale notorietà da essere ritenuta una dei  più grandi sindonologi al mondo, anche nell’ambito della Chiesa Cattolica.

            Senonché, come è noto, dopo dieci anni di studi, il Prof. Paolo Di Lazzaro, fisico dell’ENEA di Frascati, nell’aprile 2025 pubblico l’esito degli studi e sperimentazioni effettuate che avevano messo in evidenza l’infondatezza del ritenere l’immagine sindonica effetto di un raggio UV. Il Prof. Di Lazzaro aggiungeva, inoltre, a solo titolo di suggerimento, come esplicitamente chiarito, alla Chiesa Cattolica di far riferimento ad un intervento soprannaturale, come quello, di tale natura, avvenuto nell’episodio della Trasfigurazione di Gesù.

             In tale occasione, la Prof.ssa Marinelli, invece di prendete atto delle conclusioni alle quali erano pervenuti i Fisici dell’ENEA, non solo le ignorava ma, addirittura, le capovolgeva, attribuendo loro risultati esattamente opposti, ribadendo la propria tesi del raggio UV come fonte dell’impressione dell’immagine, facendo riferimento non più al raggio della Resurrezione, bensì a quello della Trasfigurazione, come, secondo lei, indicato dai fisici dell’ENEA, scambiando, così, ciò che era un suggerimento alla Chiesa Cattolica, come se fosse stata, invece, una conclusione degli stessi fisici.

           Ho messo, già troppe volte, in evidenza tale falsità, frutto solo (come sopra dichiarato da alcuni giornalisti a proposito dell’atteggiamento del Generale Garofano) di un vero e proprio delirio di onnipotenza che aveva colpito la Prof.ssa Marinelli, convinta, oramai, della propria intoccabilità per il livello dei consensi raggiunti, senza ottenere alcun risultato; tralascio, in questa sede, di riferire sulle  ulteriori affermazioni, assolutamente non accettabili, conseguenti alla dimostrata falsità della Prof.ssa Marinelli nell’attribuire ai fisici dell’ENEA conclusioni esattamente opposte a quelle realmente espresse, circa il presunto valore di prova della Resurrezione di Gesù da attribuirsi alla Sacra Sindone, sul quale mi sono ampiamente intrattenuto nei miei precedenti articoli.

           Concludendo, ho ritenuto di poter accostare due personaggi, tanto diversi tra loro, con riferimento soprattutto al diverso campo di azione, dato che i discutibili comportamenti da entrambi tenuti, sia pure in contesti completamente diversi, appaiono molto simili, in quanto essenzialmente determinati, come emerge da quanto come sopra riferito, dall’alto livello di autostima raggiunto: due difficili enigmi da risolvere, due tentativi (falliti) di individuare la loro soluzione da parte di due personaggi, entrambi  colpiti da un vero e proprio delirio di onnipotenza sulla loro infallibilità sull’ipotesi da loro subito individuata e sulla conseguente strada da percorrere nelle indagini al solo fine di ottenere conferma di quanto ipotizzato. Tutto ciò non ha loro consentito una serena valutazione di fatti ed elementi che li avrebbero portati su di una diversa strada, commettendo omissioni di  elementi e fatti, nonché falsità che dovevano correttamente essere portati a conoscenza dei magistrati, nel caso del Generale Garofalo e del pubblico, nel caso della Prof.ssa Marinelli, sulla base di una loro personale valutazione sulla validità degli stessi, inevitabilmente condizionata dalla loro iniziale ipotesi, fondata sulla, come sopra, pretesa infallibilità,  individuandoli come superflui o sbagliati se non corrispondenti alle loro suddette ipotesi.

          Il fatto, quindi, di aver individuato la possibile causa dell’inaccettabile comportamento, seguito da entrambi i soggetti su indicati, in un alto livello di autostima, con tutte le conseguenze come sopra indicate, in due fattispecie tanto diverse tra loro, evitando di far ricorso a ricerche di  altre ipotesi su di un eventuale interesse personale od intento di favorire qualcuno a danno di un altro, se, da un lato, può avvalorare, reciprocamente, la fondatezza della motivazione suddetta, non può costituire, in alcun modo, valida giustificazione di quanto accaduto che va, comunque, decisamente condannato.

            Per quanto concerne il comportamento della Prof.ssa Marinelli, ciò che non riuscirò mai a capire, ripetendomi ancora una volta, è il comportamento della Chiesa Cattolica che non ritiene di intervenire, almeno per far cessare la divulgazione di affermazioni incontestabilmente false ed anche eretiche, pur comprendendo l’inevitabile imbarazzo nello sconfessare tesi sostenute da chi si è tanto osannato, per tanto tempo, in chiese ed altri luoghi aperti al culto cattolico.