L’insistenza della Prof.ssa Emanuela Marinelli nel sostenere che l’immagine sindonica si sia formata a seguito di un raggio luminoso, simile a quello avvenuto nell’episodio della Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor, sempre escludendo ogni intervento soprannaturale e, pertanto, nell’ambito delle naturali leggi della fisica tanto da poter costituire, detta immagine, prova della Resurrezione di Gesù, mi induce a ritornare su tale argomento per ribadire l’inconsistenza di tali affermazioni.
Come è noto i fisici dell’ENEA di Frascati (Proff.ri Baldacchini e Di Lazzaro) inizialmente avevano sostenuto che detta immagine fosse stata impressa, secondo le naturali leggi della fisica, a seguito di raggi UV emanati in occasione della Resurrezione (per loro, invero, “annichilimento”) del corpo di Gesù. E’ superfluo ribadire tutte le argomentazioni contrarie, dato che tale ipotesi è stata successivamente abbandonata, in quanto ritenuta inconsistente dagli stessi proponenti.
La stessa Prof.ssa Marinelli che, inizialmente, aveva aderito alla tesi dei suddetti fisici, sempre insistendo sulla tesi del raggio UV come fonte dell’immagine sindonica, provvedeva ad individuare detto raggio non più con riferimento a quello della Resurrezione, ma a quello dell’episodio della Trasfigurazione. Come tale modifica fosse avvenuta, è presto detto: ripropongo, al riguardo, in forma davvero sintetica quanto già fatto presente in precedenti miei articoli (v. per esempio il n. 45).
Il Prof. Di Lazzaro, infatti, in un suo articolo del 2011, da me più volte citato, dopo aver concluso sulla constatata impossibilità di pervenire ad una soluzione, su basi scientifiche, del suddetto enigma, aveva suggerito alla Chiesa Cattolica, alla quale, comunque, spetta in via esclusiva il compito di pronunciare il “Nihil obstat”, previsto dalle nuove regole emanate, al riguardo, da Papa Francesco, di trovare una soluzione a tale problema, ricorrendo solo alla fede, nel senso di riconoscere che l’impressione dell’immagine sindonica fosse avvenuta per un intervento soprannaturale, facendo riferimento, appunto, all’episodio della Trasfigurazione. Il Prof. Prof. Di Lazzaro precisava il suo pensiero nel senso di ribadire, in modo incontrovertibile, che tale suggerimento non fosse da ritenersi una sua ipotesi che, invece, lui stesso dichiarava, come fisico, di non poter accettare in quanto riferibile ad un evento (quello del lampo di luce della Trasfigurazione) di evidente natura soprannaturale (diversamente dal raggio UV considerato nell’iniziale ipotesi) non suscettibile di alcun riscontro perché di natura sconosciuta e che, quindi, come evento miracoloso, non avrebbe mai potuto essere preso in considerazione dal mondo scientifico.
Tutto ciò premesso ed in estrema sintesi conclusiva non può in alcun modo dubitarsi che l’indicazione, da parte della Prof.ssa Marinelli, di un raggio (simile a quello della Trasfigurazione) di natura decisamente soprannaturale come causa di origine dell’immagine impressa sulla Sindone, comunque in totale assenza di elementi dai quali si possa dedurre che detta impressione sia stata determinata dal suddetto misterioso raggio luminoso, porta alla necessaria ed inevitabile logica conseguenza dell’implicito riconoscimento di tale natura soprannaturale a detta immagine, a nulla rilevando che la suddetta Prof.ssa Marinelli, nel vano tentativo di difesa della sua supposizione di ritenere l’immagine sindonica come prova simil-fotografica della Resurrezione di Gesù, continui, ancora oggi, a sostenere il contrario, contro ogni più elementare logica.
Per completezza espositiva ed a maggiore conferma di quanto come sopra concluso, è il caso di considerare quanto inconsistente, comunque, risulti il richiamo al raggio di luce, avvenuto in occasione della Trasfigurazione di Gesù. Basti considerare quanto inappropriato appare, al fine di dimostrare come fosse avvenuta l’impressione dell’immagine sindonica, il riferirsi ad un raggio che, nella suddetta occasione, abbia svolto una funzione molto diversa: quella, cioè di sbiancare le vesti di Gesù; inoltre è davvero incomprensibile, nell’ipotesi come sopra sostenuta dalla Marinelli, pensare che Gesù avesse avuto bisogno, per realizzare l’immagine, ricorrere ad un preventivo ulteriore intervento soprannaturale al fine di procurarsi il mezzo necessario, quando avrebbe potuto provvedervi direttamente.
Secondo la mia ipotesi, al lampo di luce scaturito dal corpo di Gesù al momento della Sua Resurrezione, il telo sindonico notevolmente macchiato di sangue per aver avvolto il Suo corpo e portato a braccio dalla deposizione dalla croce fino al sepolcro, sarebbe tornato perfettamente candido, similmente a quanto avvenuto per le Sue vesti in occasione dell’episodio della Trasfigurazione, ritenuto da tutti prefigurazione di quanto sarebbe avvenuto al momento della Resurrezione; su tale telo lo stesso Gesù avrebbe miracolosamente provveduto, senza ricorrere ad altro raggio, ad imprimere la Sua immagine con tutte quelle particolarità, come attualmente ancora presenti, che risultano realizzate, come ampiamente dimostrato, con modalità uniche, irripetibili, a volte inspiegabili da definirle addirittura “impossibili” da un punto di vista scientifico, tutte al di fuori di ogni naturale legge della fisica, della chimica e della medicina e che obbiettivamente risultano volontariamente utilizzate dal suo divino Autore, al fine di evitare che le stesse potessero apparire come conseguenza naturale della Sua Resurrezione e quindi prova della stessa, notevolmente influenzando, così, la libera scelta dell’uomo di credere sulla Sua identità, mentre Lui era stato sempre attento e rispettoso nel preservare detta libertà di scelta.
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Con riferimento ad incomprensioni rilevate in alcuni miei lettori, ritengo opportuna la seguente precisazione.
Pertanto, premesso:
-che la tesi sostenuta dalla Prof.ssa Emanuela Marinelli, secondo la quale l’immagine sindonica non avrebbe natura miracolosa si basa essenzialmente sulla considerazione che detta immagine non si sia impressa sulla Sindone per intervento diretto di Gesù, bensì come effetto, secondo le naturali leggi della fisica, di un raggio luminoso (ancorché di origine soprannaturale), emanato dal Suo corpo, cioè, di un fatto fisico realmente avvenuto e, perciò, suscettibile di ogni valutazione da parte del mondo scientifico;
-che, sempre secondo la Marinelli, il mondo scientifico avrebbe ammesso che l’immagine in questione fosse da ritenersi effetto del suddetto raggio;
-che la suddetta supposizione è, obbiettivamente, falsa, avendo il Prof. Paolo Di Lazzaro (v. suo studio su citato) esplicitamente dichiarato di escludere, sulla base di ricerche durate oltre dieci anni presso l’ENEA di Frascati, che un raggio luminoso possa aver impresso l’immagine sindonica;
-che la Prof.ssa Marinelli, comunque, si è limitata ad indicare “un raggio luminoso simile a quello avvenuto nell’episodio della Trasfigurazione” come causa diretta dell’immagine sindonica, senza fornire la benché minima prova od indizio al riguardo, rendendo, così, impossibile qualsiasi verifica: affermare un nesso di causa-effetto senza alcuna prova scientifica o empirica è logicamente insostenibile;
-che lo stesso suddetto riferimento ad un raggio luminoso è da considerarsi arbitrario e, comunque, assolutamente privo di ogni giustificazione, dato che non avrebbe alcun senso che Gesù, al fine di lasciare un Suo segno, avesse fatto ricorso ad un mezzo (il suddetto raggio da Lui stesso miracolosamente prodotto), quando, invece, avrebbe potuto disporvi direttamente;
tutto ciò premesso ed in assenza di qualsiasi altra valida ipotesi sull’enigma della formazione dell’immagine sindonica, non resta altra soluzione, dopo aver definitivamente abbandonato qualsiasi riferimento a raggi luminosi, evocati dalla Prof.ssa Marinelli, che quella di far ricorso ad un intervento soprannaturale diretto di Nostro Signore Gesù Cristo nel lasciarci un così stupefacente ricordo della Sua Passione, Crocifissione, Morte e Resurrezione.