Come è noto, sulla base dei risultati emergenti dallo studio del gruppo di ricerca STURP del 1978, venne rilevato che l’immagine impressa sulla Sacra Sindone non era un falso pittorico e che l’uomo ivi raffigurato, per le particolarità riscontrate sulle ferite del suo corpo, corrispondenti  a quanto narrato nei vangeli a quelle patite da Gesù Crocifisso, non poteva non identificarsi con quest’ultimo, sicché il suddetto telo avrebbe potuto, con ogni probabilità, coincidere con il lenzuolo che aveva avvolto il Suo Corpo. Per avere tale certezza, occorreva, però, indagare sulla data di origine di tale telo, al fine di verificare la sua corrispondenza alla data della Morte e Resurrezione di Gesù: dopo molte incertezze, la Chiesa Cattolica accettò che venisse svolta una indagine a tale scopo e, pertanto, venne affidato l’incarico (nel 1988) a tre prestigiose università  internazionali utilizzando il metodo C-14, ritenuto, allora ad ancora oggi, il più affidabile.

           E’ fin troppo evidente che, qualora, come molti si auguravano, fosse stata accertata una data corrispondente al primo secolo d.c. , tale risultato avrebbe consentito legittimamente, probabilmente senza ulteriori indagini, di ritenere la Sacra Sindone come il telo che aveva realmente avvolto il Corpo di Gesù e che, di conseguenza, era stato l’unico muto testimone della Sua Resurrezione: non è da escludere che anche la Chiesa Cattolica avrebbe accettato tale conclusione, con la inevitabile conseguenza di ritenere il sacro telo valida prova della Resurrezione di Gesù, con l’inevitabile soppressione, di fatto, del relativo dogma.

Senonché, l’esito di tale ricerca dette un risultato, inaspettato da molti, identificando la data di origine della Sindone con quella dei primi anni del 1300, categoricamente eliminando, così,  ogni possibilità che il telo presente a Torino  potesse identificarsi con quello che aveva avvolto il corpo di Gesù, incrementando la tesi degli oppositori che ritenevano il telo come opera ingegnosa di in falsario medioevale.

          Dopo un breve periodo di sconforto, i c.d. autenticisti, ritornando sulle loro iniziali posizioni, ripresero vigore alimentando una serie di ricerche al fine, soprattutto, di contestare l’esito delle analisi svolte dalle tre prestigiose università, alle quali non risparmiarono anche pesanti accuse di complotto nella falsificazione dei suddetti risultati.  Vennero, così, avviate svariate iniziative di ricerca anche con riferimento alla formazione dell’immagine, senza, comunque, mai abbandonare le ricerche sull’effettiva datazione del telo sindonico, anche se queste ultime avrebbero avuto un senso solo se fosse stato preventivamente provato che l’impressione dell’immagine fosse stata prodotta dalla Resurrezione di Gesù.

          L’aspetto positivo della suddetta situazione va individuato nel fatto che, negli ultimo 30 anni, sono state condotte a termine svariate indagini, in diversi campi di ricerca, tutte concluse con un esito, però, disastroso, rispetto alla finalità che i ricercatori avevano in mente di raggiungere, ma molto utile per le  scoperte raggiunte su nuovi ed interessanti  particolarità dell’immagine impressa sul sacro telo.

Emergeva  da tali nuove particolarità una comune caratteristica: quasi tutte, costituivano, infatti, ognuna, un unicum assolutamente irriproducibile, incompatibile con la situazione di fatto del lenzuolo rispetto al corpo che l’avvolgeva sulla base de l racconto evangelico e difficilmente, se non impossibile, a spiegare come si fosse originata, secondo le normali leggi della fisica: a solo titolo esemplificativo mi riferisco, innanzitutto, all’impressione dell’immagine, avvenuta in negativo; all’impossibilità che un telo, abbondantemente già macchiato di sangue per il trasporto del corpo di Gesù, a braccio, dalla croce al sepolcro, potesse essere impresso con una immagine così tenue come quella sindonica; alla tridimensionalità dell’immagine, ottenuta con la diversa intensità di colorazione proporzionale alla distanza tra il corpo ed il telo; alla diversità nella formazione dell’immagine, “per contatto” per le macchie di sangue e “per proiezione” per l’immagine del corpo, circostanza, quest’ultima,  che presuppone la presenza del telo sindonico perfettamente steso, sia nella parte anteriore che posteriore del corpo e dallo stesso distaccato della necessaria distanza, assolutamente incongruente rispetto all’effettiva posizione del telo che l’avvolgeva; alla presenza, sulla Sindone, di coaguli secchi di sangue che, come tali, non risultano assolutamente trasferibili dal corpo al telo,  ecc. ecc. La lunghissima serie di dette particolarità, sono state, quasi tutte, singolarmente ampiamente descritte nei miei precedenti articoli e delle quali ho sempre messo in evidenza  la particolare attenzione prestata dai ricercatori nell’individuare una soluzione, su basi scientifiche, alla  riscontrata inspiegabilità della loro singola origine, senza mai riuscirci.

          Di tali irrisolvibili particolarità, il Prof. Paolo Di Lazzaro ne ha individuate una cinquantina, tanto da fargli definire la Sindone un oggetto “impossibile” dal punto di vista scientifico e suggerire, addirittura, alla Chiesa Cattolica di far riferimento ad un possibile intervento soprannaturale, esplicitamente da lui escluso come scienziato, per trovare la soluzione dell’irrisolvibile problema sulla formazione dell’immagine sindonica.

           E’ emerso, quindi, in breve sintesi, che tutte le ricerche sulle singole particolarità riscontrate nella ricerca delle modalità di formazione dell’immagine sindonica, sempre al fine di dimostrare la sua autenticità in quanto verificatasi per effetto naturale (con riferimento alle leggi della fisica, chimica e medica) della Resurrezione di Gesù, hanno dato un esito opposto, nel senso di fare emergere seri dubbi, se non  di escludere  che tali particolarità fossero connesse alla suddetta Resurrezione, in assenza di valide argomentazioni  per ritenerle  loro effetto naturale ; a conferma di ciò ed a solo titolo esemplificativo mi riferisco allo studio effettuato dall’ENEA di Frascati, al fine di trovare conferma dell’ipotesi originaria, secondo la quale il raggio di luce che sarebbe stato prodotto al momento della Resurrezione di Gesù sarebbe stato causa dell’impressione dell’immagine sindonica: senonché, all’esito delle ricerche decennali effettuate presso il suddetto centro dell’ENEA, è emerso che “i risultati degli esperimenti eseguiti dall’ENEA non costituiscono la prova scientifica che l’impronta corporea della Sindone si è formata tramite luce UV” (v. Relazione del Prof. Paolo Di Lazzaro dell’aprile 2025, più volte citata).

           Tutto ciò potrebbe giustificare la seguente osservazione: difficilmente può, infatti, accettarsi la casuale concomitanza di un così gran numero di incompatibilità ed incongruenze, tutte, del resto, rimaste senza una plausibile giustificazione, nonostante i notevoli sforzi  degli scienziati  di ricercare, attraverso tortuosi percorsi, a volte davvero funambolici,  di ricondurle nell’ambito di un processo “naturale”, senza nutrire almeno qualche dubbio sul loro naturale accadimento, dato che risultava essersi svolte, quasi tutte, al  di fuori delle regole della fisica, della chimica e della  medicina. Potrebbe, pertanto, ipotizzarsi che tutto ciò non fosse avvenuto “casualmente”, ma secondo una superiore volontà del suo Autore, sempre attento  ad escludere qualsiasi possibilità di lasciare “segni-prova” che avrebbero costretto a credere nella Sua Resurrezione, su basi scientificamente non contestabili, mentre quest’ultimo evento avrebbe dovuto, invece, secondo la volontà del suddetto Autore, sempre rispettoso della libera scelta dell’uomo, essere accolto solo per fede (“beati quelli che crederanno senza aver visto”) , come, del resto, insegnato dalla dottrina della Chiesa Cattolica.

             In altri termini, non potendosi prescindere dall’evento Resurrezione nella formazione dell’immagine sindonica, il suo Autore avrebbe dovuto, al fine di raggiungere l’effetto come sopra voluto,  escludere ogni particolarità che potesse costituire effetto diretto e naturale, secondo le leggi della fisica, di detta Resurrezione e, quindi,  sua conseguente prova.    

              Sulla base delle precedenti osservazioni, appare, quindi, almeno incomprensibile la caparbietà di chi, ricercatore di larghissima fama internazionale, si ostina, ancora oggi, cercando di coinvolgere anche i fisici dell’ENEA distorcendo  le loro esplicite e contrarie conclusioni, a ritenere che l’immagine sindonica sia stata prodotta da un raggio UV, emanato dal corpo di Gesù al momento della Sua Resurrezione e secondo le naturali leggi della fisica, escludendo ogni possibile intervento soprannaturale, esponendosi, così, ad un sicuro ed inevitabile fallimento.

             In ogni caso,  sulla base di quanto come sopra osservato ed  in tale ottica, che mette in chiara evidenza l’attenzione prestata dal suo Aurore a non lasciare prove  della Sua Resurrezione, e che tale eventuale prova necessariamente presupponeva la contestualità della suddetta Sua Resurrezione con   l’impressione dell’immagine sul telo, la cui datazione di origine non avrebbe potuto, quindi,  non essere coincidente, potrebbe trovare una logica spiegazione il risultato dell’analisi svolta con il metodo C-14 delle suddette tre università,  sulla base della seguente  ipotesi “surreale”, così qualificata nel titolo di questo articolo, con riferimento non già alla mia personalissima convinzione ma a quello che potrebbe riservare l’accoglienza della maggioranza dei lettori (che, comunque, si va sempre più assottigliando), ancora fiduciosi che si possa addivenire alla soluzione del problema della formazione dell’immagine sindonica su basi scientifiche, al di fuori di interventi soprannaturali, che, invece, si va sempre più rivelando priva di fondamento ed in contrasto con la volontà del Suo stesso Autore.

             Il telo sindonico presente a Torino potrebbe, infatti, essere ritenuto autentico, nel senso che avrebbe realmente avvolto il corpo di Gesù; al momento della Sua Resurrezione, l’immagine sindonica, con tutte le particolarità sopra descritte, sarebbe stata impressa sulla Sindone non per effetto della Sua Resurrezione ma  per uno stupefacente intervento miracoloso, sia pure intervenuto in tale occasione, con una trovata suggerita dalla Sua ben nota ironia già altre volte dimostrata,  previo sbiancamento (come avvenuto nell’episodio della Trasfigurazione) del telo e suo “ringiovanimento”, sempre per intervento soprannaturale, di circa 1300 anni, in previsione (e, quindi, non casualmente) a quanto e quando sarebbe avvenuto successivamente, con la sua apparizione in Europa, rendendo, così, impossibile, per la diversa datazione dell’impressione dell’immagine rispetto all’apparente data di origine del telo, il conseguente nesso causale tra detta impressione e la Resurrezione di Gesù, come, del resto, effettivamente corrispondente all’obbiettiva verità dei fatti. Veniva, così, indiscutibilmente escluso che la Sindone  costituisse prova di quest’ultimo evento (cosa, invece, possibile, in caso contrario, come sopra ipotizzato), similmente a quanto riscontrato in tutti gli altri particolari come sopra ricordati e rimasti, comunque, irrisolti; il lungo periodo di nascondimento sarebbe, poi, giustificato dalle prescrizioni ebraiche che prevedevano la distruzione di tutto ciò che fosse venuto a contatto con un defunto.

            Il fatto, poi, che sia Giovanni che Pietro, non si fossero accorti dell’immagine impressa sulla Sacra Sindone si spiega facilmente con il fatto che, entrando nel sepolcro, entrambi non avrebbero mai potuto vedere la Sindone, dato che quest’ultima risultava coperta dalle sovrastanti fasce che l’avvolgevano completamente.

            Concludendo: rimeditando il tutto, l’ipotesi come sopra esposta che, comunque, risolverebbe ogni problema, non mi sembra, poi, che sia davvero da relegarsi nel surreale, bensì possa benissimo ritenersi corrispondente a quanto realmente accaduto, perfettamente in linea con il racconto evangelico e la verità dogmatica sulla Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo emergente dalla dottrina della Chiesa Cattolica.