Alla fine di questo lungo percorso, finalizzato a mettere in evidenza la reciproca caparbietà dei due opposti schieramenti a sostegno, da una parte, della falsità del sacro telo ad opera di un falsario medioevale e, dall’altra, della sua autenticità, come telo che abbia avvolto il corpo di Gesù Crocifisso e sia stato impresso dell’ immagine ivi presente a seguito e per effetto della Sua Resurrezione, è lecito pervenire alle seguenti conclusioni.

        Come già fatto presente, sulla base di quanto evidenziato, entrambe  le due ipotetiche tesi contrapposte sull’autenticità della sacra Sindone,  non risultano obbiettivamente  integralmente accettabili; dopo oltre un secolo di approfondite ed affannose indagini e sperimentazioni per arrivare alla soluzione dell’enigma della sacra Sindone, può, infatti, pervenirsi alla seguente conclusione: se è vero che l’ipotesi di un falso medievale è da scartarsi in quanto sono obbiettivamente falliti tutti i tentativi di riproduzione dell’immagine sindonica, in tutti i suoi particolarissimi aspetti, pur avvalendosi delle acquisite conoscenze scientifiche (in campo chimico, fisico e medico) dopo oltre sette secoli dall’eventuale confezione del falso, è altrettanto vero, sulla base di quanto come sopra fatto presente, che sono falliti anche tutti i tentativi di dimostrare che detta immagine fosse da ritenersi naturale effetto della Resurrezione di Gesù e, quindi, che la sua formazione fosse coeva a tale miracoloso evento, in presenza di irrisolvibili incongruenze ed incompatibili situazioni di fatto; d’altra parte, i risultati ottenuti dalle sperimentazioni effettuate dai ricercatori di entrambi i contrapposti schieramenti, al fine di dimostrare la validità delle rispettive ipotesi, nonostante i numerosi tentativi ed aggiustamenti fatti nel corso di vari anni di lavoro, si sono dimostrati molto deludenti tanto da poter obbiettivamente definirli, entrambi, fallimentari (alludo ai lavori svolti da noti esponenti del mondo scientifico come il Chimico, Prof. Garlaschelli, da un lato ed i Fisici, proff. Baldacchini e Di Lazzaro, dall’altro).

        Non può, inoltre sottacersi che l’impossibilità di ritenere l’immagine sindonica come conseguenza naturale e diretta della Resurrezione di Gesù, unitamente all’impossibilità di pervenire ad un valido ed incontestabile risultato sulla datazione della Sindone, porta, inevitabilmente, all’obbiettiva conclusione di non poter sostenere con certezza che il telo sindonico presente a Torino sia identificabile in quello che abbia realmente avvolto il corpo di Gesù, morto e depostonel sepolcro, salva la possibilità di ritenere intervenuto un  intervento sovrannaturale che abbia, come avvenuto nella Trasfigurazione, reso “candido” il telo, rendendolo, così, eventualmente idoneo all’impressione della tenue immagine ivi successivamente impressa.

         Purtroppo, fino a quando ci saranno scienziati e sindonologi che, nonostante i ripetuti fallimenti, e sempre al fine di dimostrare l’autenticità della sacra Sindone,  continueranno testardamente ad insistere nella richiesta di ulteriori ricerche al fine di provare che la datazione della Sindone corrisponda a quella della Morte e Resurrezione di Gesù,  e che l’immagine impressa su detta Sindone si sia formata a seguito della Resurrezione di Gesù, in contrasto con obbiettive situazioni di fatto che escludono tali possibilità, non si perverrà mai ad alcun utile risultato per l’obbiettiva  “impossibilità” dell’avveramento di tali condizioni che, invece, vengono, a torto, ritenute dai suddetti scienziati e sindonologi,  necessarie per dimostrare l’autenticità della Sacra Sindone: l’attuale situazione  di stallo appare, pertanto, destinata a permanere a tempo indeterminato, alimentando sempre più la contrapposta tesi del falso medievale

         Si resta, così, spettatori di un confronto davvero insostenibile, dato che  si assiste, da un lato, al proliferarsi di nuove ipotesi, man mano, sempre più articolate e fantasiose alla ricerca di trovare la soluzione scientifica che dimostri la falsità della Sacra Sindone, il più delle volte, non si sa sotto quale aspetto, se con riferimento alle modalità della formazione dell’immagine, ovvero alla sua datazione, altre volte, invece, dalla parte contrapposta, emergono, con sempre maggiore insistenza, il persistere, sia pure in buona fede, di tesi davvero “impossibili”, anche a costo di distorcere l’altrui pensiero o, peggio ancora, di modificare il racconto evangelico, ove non fosse compatibile con la tesi sostenuta: illustri personaggi che qui non è il caso di indicare non hanno, infatti, esitato, facendo appello alla loro indiscussa fama, a prospettare tesi, calorosamente accolte da un pubblico favorevolmente disposto ad applaudirli, per sostenere la necessità dell’apporto scientifico alle verità di fede.

          A nulla serve, inoltre, la ricerca dell’identificazione della  data di origine del sacro telo se non si è preventivamente risolto il problema relativo alla formazione dell’immagine sindonica. Non costituendo, poi, detto problema relativo alla  materia di fede e, perciò, dalla Chiesa Cattolica  delegata alla ricerca da parte del mondo scientifico, non può sottacersi che detta ricerca, qualunque possa essere la strada seguita, necessariamente non può prescindere dalla soluzione dell’insormontabile scoglio della sparizione del corpo di Gesù, da nessuno, ormai, più contestata: fin ora, nessuno scienziato è riuscito a trovare una soluzione a quest’ultimo ostacolo, senza il ricorso ad un evento sovrannaturale, né, in futuro, mai potrà riuscirsi. Ciò appare assolutamente inevitabile, almeno per il credente: trovare una soluzione scientificamente valida per tale problema, significherebbe, infatti, aver trovato la spiegazione scientifica della Resurrezione di Gesù, evento oggetto del relativo dogma, dato che l’esclusione di lasciare una “prova” della Sua Resurrezione costituisce oggetto di una Sua chiara ed esplicita volontà, a tutela della libera scelta da parte dell’uomo. Insistere ostinatamente su tale ricerca, da parte del mondo scientifico, costituirebbe, quindi, un inaccettabile atteggiamento di chi non vuole accettare l’idea della sussistenza di limiti, posti dalla superiore divina veggenza, alla conoscenza dell’uomo.

           Invero, un tentativo in tal senso (cioè, trovare la soluzione alla sparizione del corpo di Gesù) venne fatto, in un primo momento, dal fisico Prof. Giuseppe Baldacchini del Centro Enea di Frascati, come risultato di un ipotetico incontro (identificato con la sigla AMA) tra materia (corpo di Gesù) ed antimateria, avvenuto nel sepolcro ove il Suo corpo era stato deposto. Da detto incontro ne sarebbe scaturita un’esplosione nucleare che avrebbe prodotto, con l’annichilamento del corpo di Gesù, “energia, luce e suono” ed un conseguente “raggio ultravioletto”: su questo punto il Prof. Baldacchini fu davvero categorico nell’affermare che “l’unico modo di spiegare la Sindone nella sua interezza è che l’uomo descritto dai Vangeli come Gesù Cristo abbia subito un processo  di annichilazione quando era cadavere e avvolto nella Sindone” (v. pag. 21 del suo saggio del marzo 2012, dal titolo “Religioni Cristianesimo e Sindone”). Tale tesi venne, però, successivamente abbandonata dal Prof. Baldacchini, non avendo trovato alcuna spiegazione a sostegno della ipotetica ricomposizione, fuori del sepolcro e sempre da lui ipotizzata, dell’energia sprigionata in un corpo vivente.

            In tale obbiettiva situazione, che non sembra avere alcuna seria prospettiva di progresso nella ricerca di una qualsiasi soluzione che possa essere condivisa da entrambe le tesi come sopra contrapposte, sembrerebbe  opportuna, da parte della Chiesa Cattolica, dopo oltre un secolo di affannose ed inutili ricerche del mondo scientifico affermare, almeno, la propria estraneità a tale davvero “stolta” attività che procurando, inevitabilmente, vane aspettative, procura solo  notevole confusione.

          In ogni caso, non può, comunque, dimenticarsi che la Sacra Sindone, già provvista di autorizzazione formale al culto pubblico, con Bolla di Papa Giulio II del 25 aprile 1506 (“Salubria vota”) che equivaleva, come concordemente ritenuto, alla dichiarazione di soprannaturalità (oggi sostituita, con la riforma del 2924, con la dichiarazione “nihil obstat”), riconfermata, successivamente, da Papa Leone X e Papa Gregorio Xlll, è stata oggetto di un discorso di Sua Santità Papa Giovanni Paolo II del 24 maggio1998, durante un sua visita pastorale a Torino. A proposito della presunta “delega” che, in detta occasione, Papa Giovanni Paolo II avrebbe conferito al mondo scientifico di “indagare” sulla Sindone, va subito chiarito che detta eventuale delega non potesse, in alcun modo, riguardare l’attribuzione della qualifica di “evento soprannaturale” alla formazione dell’immagine sindonica, di competenza esclusiva della Chiesa Cattolica e, quindi, non delegabile in quanto irrinunciabile, ma solo, come del resto testualmente specificato nel suo discorso, il “rapporto tra la vicenda storica di Gesù ed il sacro Lino che, secondo la tradizione avrebbe avvolto il corpo del nostro Redentore, deposto dalla croce……….non avendo la Chiesa Cattolica competenza specifica per occuparsi di tali questioni”. A tal proposito, è il caso di ribadire che, per quanto riguarda il problema se la Sindone di Torino potesse corrispondere a quella che avvolse il corpo di Gesù, l’eventuale ulteriore indagine sulla datazione della Sindone a nulla rileverebbe, dato che, quand’anche venisse accertata una data di origine corrispondente a quella della Resurrezione di Gesù, ciò non potrebbe, comunque, costituire la prova che la Sacra Sindone avesse realmente avvolto il corpo di Gesù, se non venisse preventivamente provata la stretta dipendenza tra la formazione dell’immagine sindonica e la suddetta Resurrezione.

           Mi sembra, inoltre, opportuno fare riferimento ad un’altra osservazione, apparentemente, difficilmente contestabile.

         Con riferimento alla Bolla papale del 25 aprile 1506 di Papa Giulio II, con la quale veniva concessa formale autorizzazione al pubblico culto della Sacra Sindone, che, come concordemente accettato, costituiva anche formale riconoscimento della natura soprannaturale dell’evento ivi considerato, detta Bolla non risulta mai né annullata, né abrogata e, pertanto, ancora vigente, tanto che la relativa annuale festa liturgica, ivi prevista per il 4 maggio, viene tuttora celebrata.

         Se così fosse, fatta salva la possibilità di una mia svista per aver dimenticato l’esistenza di un provvedimento nel senso su indicato, in considerazione, anche, che le nuove norme del 2024 valgono solo per il futuro e, comunque, in esse è assente qualsiasi riferimento a tutti i precedenti provvedimenti assunti in detta materia, il riconoscimento della natura soprannaturale della Sacra Sindone, dovrebbe ritenersi ancora valido.

          Devo, alla fine, prendere atto di aver  condotto la mia battaglia, bersagliato dalle due contrapposte posizioni che hanno fatto ricorso, entrambe, alla peggiore arma possibile: quella dell’assoluto silenzio.

                                                           + +  +          

          Concludendo, non posso non fare riferimento ad una considerazione che supera qualsiasi altra possibile ulteriore  ipotesi per la soluzione dell’enigma sulla origine della Sacra Sindone, quandanche avanzata da illustri scienziati e conoscitori di tali materia.

            Mi riferisco, nuovamente, al discorso pronunciato il 24 maggio 1998 da Sua Santità Papa Giovanni Paolo II, nella Sua visita pastorale a Torino, in “venerazione” (così come indicato nel titolo del discorso) della Sacra Sindone,  “uno dei segni più sconvolgenti dell’amore sofferente del Redentore, desiderando rendere grazie al Signore per questo dono singolare”, avendo presente che, qualificando il sacro telo “dono” e “segno”  dell’amore del Redentore, altro non possa significare che riferirsi a qualcosa che sia effetto diretto di quell’amore. Aggiungeva, inoltre, il Santo Padre che “chi ad essa si avvicina è, altresì, consapevole che la Sindone non arresta in sé il cuore della gente, ma rimanda a Colui al cui servizio la Provvidenza amorosa del Padre l’ha posta…. La Sindone costituisce così un segno veramente singolare che rimanda a Gesù, la Parola vera del Padre, rendendo grazie al Signore per questo dono singolare, che domanda al credente attenzione amorosa e disponibilità piena alla Sua sequela”.

             Come non riconoscere che qualificando la Sindone “uno dei segni più sconvolgenti dell’amore sofferente del Redentore……dono veramente singolare del Signore, posto dalla Provvidenza amorosa del Padre  che rimanda a Gesù, Sua vera Parola……questo segno tragico ed illuminante della Passione, che annuncia l’amore del Redentore…… questa icona del Cristo abbandonato nella condizione drammatica e solenne della morte…che sussurra: credi nell’amore di Dio, il più grande tesoro donato all’umanità e fuggi il peccato, la più grande disgrazia della storia”,  non ci si possa riferire se non a qualcosa della quale chi parla non abbia piena consapevolezza, ed è un Romano Pontefice a parlare, della sua  soprannaturale origine ?. Come non poter partecipare alla drammatica sensazione da Lui provata, in contemplazione della Sindone, di trovarsi difronte ad un “segno così sconvolgente” dell’amore di Chi, “nell’incommensurabile sofferenza da essa documentata, rende quasi palpabile e manifesta le sue sorprendenti dimensioni ?”.

         “Come non pensare, davanti alla Sindone (sono sempre parole di Giovanni Paolo II) che l’impronta del corpo martoriato del Crocifisso, testimoniando la tremenda capacità dell’uomo di procurare dolore e morte ai suoi simili, si pone come l’icona della sofferenza dell’innocente di tutti i tempi: delle innumerevoli tragedie che hanno segnato la storia passata, e dei drammi che continuano a consumarsi nel mondo ? …..Come i credenti non possono non esclamare: ‘Signore, non mi potevi amare di più’, e rendersi subito conto che responsabile di quella sofferenza è il peccato: sono i peccati di ogni essere umano”.

          Se tali riflessioni sono  quelle che la Sacra Sindone suscita nell’animo di chi venga devotamente a venerarla, ogni ulteriore indagine al fine di stabilire la natura della sua origine, definita, da Papa Giovanni Paolo II, proclamato Santo dalla Chiesa Cattolica,  “uno dei più sconvolgenti segni ( che, come sopra già fatto presente, inequivocabilmente, ne indicano la provenienza) dell’amore del Redentore” , che nessun credente potrà mai essere in grado di contestare, è davvero  improponibile.  Sicché chi volesse caparbiamente ancora insistere nella ricerca di svelare il mistero che circonda il sacro telo rischia, secondo l’insegnamento dello stesso Giovanni Paolo II nella Sua enciclica “Fides et ratio”, di andare incontro ad un sicuro fallimento e di essere dichiarato “stolto”, nel vano tentativo di declassare uno “sconvolgente dono” divino a livello di un semplice effetto prodotto sulla base delle naturali leggi della fisica, che una parte del mondo scientifico ritiene ancora di poter sostenere, con l’incredibile adesione di chi, sindonologo di chiara fama e di dichiarata fede cattolica, ancora crede che un raggio ultravioletto possa aver prodotto l’immagine sindonica presente sulla Sacra Sindone di Torino.