Nei miei precedenti articoli ho sostenuto che il riferimento di Gesù alla vicenda del profeta Giona, nella Sua risposta agli scribi e farisei che gli chiedevano un “segno” visibile come prova della Sua divina provenienza, avrebbe potuto interpretarsi come una semplice provocazione, rievocando un episodio fantasioso (Giona rimasto vivo nella pancia del pesce per tre giorni e tre notti e rigurgitato, poi, sulla spiaggia) e, quindi, inesistente, al fine di ribadire che “nessun segno sarebbe da Lui stato dato”.
Ritornando su tale argomento, mi sembra che la conferma della validità di tale ipotesi potrebbe essere avvalorata dal vangelo di Marco.
In detto vangelo, scritto, come è noto, precedentemente agli altri due vangeli sinottici ( di Luca e Matteo, che da quello di Marco hanno abbondantemente attinto e nei quali tale episodio viene riportato) lo stesso episodio viene del tutto omesso.
Detta omissione potrebbe essere giustificata o da una semplice dimenticanza dell’evangelista Marco, ovvero dal fatto che la frase contenente l’affermazione: “non sarà dato alcun segno se non il segno di Giona” , in realtà, non fosse stata detta da Gesù e, quindi, arbitrariamente aggiunta da Luca e Matteo. I sostenitori di questa seconda ipotesi, giustificano la detta arbitraria aggiunta, in epoca successiva al vangelo di Marco, con la ravvisata esigenza di natura teologica, di far risultare che Gesù avesse preannunciato la Sua Resurrezione; invero, se tale fosse stato l’intendimento di Gesù, apparirebbe davvero, almeno, inappropriato, se non addirittura illogico, paragonare la Sua futura Resurrezione a quella di Giona, assolutamente mai avvenuta, con riferimento, peraltro, ad un fantasioso racconto.
Una terza ipotesi potrebbe essere quella realmente accaduta: che, cioè, la frase ( “nessun segno sarà dato, se non il segno del profeta Giona”) sarebbe realmente stata detta da Gesù, ma Marco, ben sapendo che, sempre nella narrazione dello stesso fantasioso racconto di Giona, nessun “segno”, a riprova della sua veridicità, risultava essere presente, abbia preferito omettere tale riferimento, al solo fine di evitare che il lettore fosse stato costretto nella vana ricerca, sempre con riferimento al suddetto fantasioso episodio, di un “segno” (inesistente) che provasse l’avveramento di quanto oggetto del racconto. In altri termini, la precisazione di Gesù con riferimento al ”segno di Giona” altro, di fatto, non significava, sia per Marco che , obbiettivamente, per chiunque altro, che una riconferma che: “non sarà dato alcun segno” e, pertanto, poteva essere omessa.
Analoga situazione è riscontrabile con riferimento alla Sacra Sindone: infatti, pur trovandoci di fronte ad un fatto tangibile, obbiettivamente suscettibile di essere considerato concreto e valido “segno”, pur tuttavia, per le innumerevoli motivazioni (avallate anche dal mondo scientifico) che escludono ogni rapporto di causa-effetto tra la Resurrezione di Gesù e la Sindone, il sacro telo in questione non può essere considerato valido “segno” che possa costituire “prova” di quanto ivi raffigurato, risultando, quindi, di fatto, paragonabile all’inesistente “segno di Giona”, di cui al suddetto racconto biblico.
Per concludere, forse è lecito porsi una domanda di fronte a quanti, oserei dire la quasi totalità dei commentatori del brano evangelico in questione, sono convinti sostenitori, come sopra fatto presente, che, con il riferimento al “segno di Giona”, Gesù avesse voluto preannunciare la Sua Resurrezione: come infatti non accorgersi che l’accostamento del Suo successivo straordinario evento a quanto indicato nella fantasiosa avventura di Giona sarebbe inevitabilmente risultato inappropriato se non addirittura errato, dato che in tale racconto, di “resurrezione” non si parla affatto, per la semplice considerazione che, sempre in detto racconto, Giona non risulta mai morto, se, nel ventre del pesce, continuava a pregare il suo Dio ?.