Nel mio precedente articolo ho avanzato l’ipotesi di identificare, nella Sacra Sindone, il “segno di Giona” che Gesù aveva promesso agli scribi e farisei che gli chiedevano che fosse dato loro un segno concreto della Sua provenienza divina.

           Con riferimento ad alcune perplessità che mi sono state fatte presenti su tale mia “originale” ipotesi, ritengo opportuno ritornare sull’argomento, riproponendo le stesse argomentazioni ivi svolte, in termini più sintetici e, sperabilmente, più chiari.

           Il brano evangelico, che narra del suddetto incontro tra Gesù e scribi e farisei, mette in chiara evidenza come Gesù tratti con estrema durezza i suoi interlocutori, per la loro insistenza a chiedere “segni concreti” della Sua Regalità, promettendo loro, comunque, di dare il “segno” richiesto, precisando il suo contenuto con riferimento a “Giona il profeta” che era stato per tre giorni nella pancia del pesce che l’aveva inghiottito, per, poi, risorgere vomitato sulla spiaggia, similmente a Lui stesso, che “resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra”; sicché, nel precisare, in tal modo, il segno che Gesù avrebbe dato, il riferimento alla Sacra Sindone, che quel fatto avrebbe raffigurato, non è, quindi, da ritenersi fuor di luogo, sulla base anche della seguente osservazione.

           Alla condanna di Gesù a quella “generazione perversa” che chiedeva “segni” per credere in Lui, Gesù aggiunge che si assoceranno anche “quelli di Ninive che si alzeranno a giudicare questa generazione e la condanneranno”, giustificando, così, la loro condanna: “perché essi si convertirono alla predicazione di Giona”. Tale, apparentemente sibillina giustificazione trova la sua logica spiegazione nella seguente osservazione: gli abitanti di Ninive, che ben conoscevano la narrazione di quanto era successo a Giona come sopra riferito, non avevano mai dato alcun valore, infatti, a detto stupefacente evento che, forse, avevano disconosciuto, né risulta che avessero chiesto a Giona di fornire “segni” a sostegno della fondatezza di quello che predicava, perché a lui avevano creduto e si convertirono solo per la sua “predicazione”.

           Con la suddetta precisazione, chiara ed inequivocabile risulta, quindi, l’ammonizione di Gesù, con termini davvero molto pesanti, nell’invitare a credere alla Sua Parola, senza pretendere di ottenere segni evidenti che costituissero prova inconfutabile della Sua provenienza divina e della Sua Resurrezione, anche perché, come già più volte fatto presente, soprattutto con riferimento a quest’ultimo sovrannaturale Evento, non ha mai voluto, nel rispetto della libera scelta di ognuno, lasciare prove scientificamente valide che costringessero gli scettici a credere.

           In questa prospettiva, è evidente come ci si debba porre in contemplazione del sacro telo, per quello che realmente è, cioè stupefacente e sovrannaturale dono di Nostro Signore Gesù Cristo, raffigurante la Sua Passione, Crocifissione, Morte e Resurrezione, senza cercare in esso prove della Sua Resurrezione che, comunque, sarebbero risultate, almeno per il credente, impossibili, in quanto non conformi alla Sua contraria volontà.

           Purtroppo, invece, abbiamo dovuto assistere, per oltre un secolo e non si sa ancora per quanto tempo, all’inutile ed inconcludente sforzo di cercare, da parte di scienziati e sindonologi, nella formazione dell’immagine sindonica, una spiegazione scientifica che dimostrasse la sua origine, comunque connessa alla Resurrezione di Gesù, che avrebbe necessariamente comportato, anche se non esplicitamente richiesto, il raggiungimento della prova di tale Evento: tentativi, tutti miseramente falliti ed, inevitabilmente, destinati, in futuro, ad analoga sorte.

           Il forte richiamo di Gesù a scribi e farisei, definiti “generazione perversa”, deve, in conclusione, essere attualizzato anche nei confronti di quanti, oggi,  pur dichiarandosi credenti, dopo aver affermato che, nella Sindone, “sembra proprio che la morte e la resurrezione di Gesù sia stato fotografato in un’istantanea che riassume tutti i momenti più importanti del racconto”, ritengono di poter affermare, adeguandosi alla mentalità dei suddetti “scribi e farisei”, che: “la proclamazione dei testi sacri non è più sufficiente”, dato che “il mondo contemporaneo non è più disposto ad accettare affermazioni prive di adeguato   supporto”. (cfr.:  https://www.veronafedele.it/news/rubriche/libri/la-passione-di-gesu-fotografata-su-quel-telo/10683  ).