Iniziai questo blog individuando prima di tutto, nella Sacra Sindone, l’oggetto della mia ricerca, con particolare riferimento al problema della sua autenticità da ricercarsi, nella sua causa di origine, nel senso di stabilirne le modalità con le quali l’immagine ivi raffigurata fosse stata impressa, costituendo tali modalità l’argomento essenziale della ricerca e non il telo in sé stesso: il problema relativo alla sua data di origine che tanto ha appassionato i ricercatori in nulla rileva, infatti, sulla soluzione del vero problema da risolvere, come sopra individuato.
Rendendomi conto della notevole complessità e difficoltà dell’enigma da risolvere, azzardai un suo accostamento all’enigma dell’inizio dell’universo.
Sull’origine dell’universo la scienza moderna, in massima parte, fa riferimento ad un primordiale big bang: che cosa lo formasse e che cosa abbia dato origine a quell’esplosione, essa non è, però, in grado di dirlo. Gli scienziati continuano a scervellarsi al riguardo, ritenendo, ormai quasi all’unanimità, scientificamente provato che l’universo abbia avuto un’origine, collocabile nell’ordine di circa 14 miliardi di anni fa : ma, alla domanda di che cosa avesse causato questo evento o, meglio, che cosa ci fosse un momento prima, concordemente rispondono di non essere in grado di rispondere.
In tale obbiettiva situazione, Giovanni Paolo II, nella sua monumentale enciclica “Fides et ratio”, avvertiva che “la ragione deve rispettare alcune regole di fondo per poter esprimere al meglio la propria natura. Una prima regola consiste nel tener conto del fatto che la conoscenza dell’uomo è un cammino che non ha sosta; la seconda nasce dalla consapevolezza che su tale strada non ci si può porre con l’orgoglio di chi pensa che tutto sia frutto di personale conquista; una terza si fonda nel ‘timore di Dio’, del quale la ragione deve riconoscere la sovrana trascendenza ed insieme il provvido amore nel governo del mondo. Quando s’allontana da queste regole, l’uomo s’espone al rischio del fallimento e finisce per trovarsi nella condizione dello stolto”.
Quanto come sopra descritto si addice pienamente a quanto accaduto nell’affannosa ricerca della soluzione dell’enigma della Sacra Sindone, con particolare riferimento al problema relativo alla formazione dell’immagine sindonica: la posizione ufficiale della Chiesa Cattolica è stata espressa in un discorso del 1998 da Giovanni Paolo II: “Non trattandosi di una materia di fede, la Chiesa non ha competenza specifica per pronunciarsi su tali questioni. Essa affida agli scienziati il compito di continuare ad indagare per giungere a trovare risposte adeguate agli interrogativi connessi con questo Lenzuolo che, secondo la tradizione, avrebbe avvolto il corpo del nostro Redentore quando fu deposto dalla croce”.
La suddetta posizione che poteva apparire una delega, concessa agli scienziati dalla Chiesa, a trovare una soluzione dell’annoso problema, potrebbe, invece, oggi, dopo quasi altri trent’anni di inconcludenti ricerche, ritenersi quasi una provocazione, per l’obbiettiva rilevata impossibilità di pervenire ad una soluzione scientificamente accettabile, sulla base delle seguenti argomentazioni resesi possibili a seguito delle suddette approfondite ricerche.
Se, infatti, non si è potuto realizzare alcun significativo risultato per la soluzione dell’enigma in questione, notevoli sono stati i risultati conseguiti per una migliore ed approfondita conoscenza dell’immagine che hanno comportato un notevole incremento delle incongruenze ed incompatibilità delle ulteriori particolarità messe in evidenza. Tra queste, merita un cenno particolare quella relativa alla constatata tridimensionalità dell’immagine, realizzata, come scoperto da due valenti ricercatori, in modo assolutamente unico ed irriproducibile, attraverso la differenza di intensità della colorazione, per ogni punto del telo, proporzionale alla distanza tra il telo sindonico ed il corpo di Gesù. Ciò ha consentito di realizzare una statua in lattice esattamene corrispondente all’immagine impressa sul sacro telo che ha fatto il giro del mondo, sostando anche il Italia, in una Chiesa di Chioggia per circa un mese. Seguendo lo stesso criterio di ricerca, sono stati prodotti altri esemplari, tutti perfettamente identici a quello originale, confermando, così, l’attendibilità di quanto realizzato. Il risultato è stato davvero sorprendente, soprattutto con riferimento alla circostanza che il corpo, dal torace in su, risultava leggermente staccato dalla base di appoggio come di chi stesse per alzarsi e, quindi, di un soggetto vivo. Come unanimemente convenuto, tale sorprendente constatazione non poteva, da allora, non essere tenuta in debito conto da chiunque avesse voluto studiare la Sindone, avendo presente, che, sulla base di quanto sostenuto da un noto clinico, anche se ampiamente contestato, come del resto avvenuto per qualsiasi altra ipotesi riguardante la formazione dell’immagine sindonica, la posizione del corpo come sopra descritta induceva a ritenerla, nella raffigurazione sopra descritta, di chi, dopo morto, fosse resuscitato, mentre, secondo l’opposta tesi, detto “distacco” sarebbe stato da attribuirsi alla rigidità cadaverica del corpo di Gesù, non ancora risorto.
E’ evidente che in tale situazione (quella di considerare che il “distacco” prodotto dal corpo di Gesù che stava per alzarsi dovesse significare che Gesù fosse risorto), il compito di uno scienziato che avesse voluto cercare di risolvere l’enigma della formazione dell’immagine sindonica che, sulla base di quanto come sopra riportato e di tutte le altre evidenze, raffigura il corpo di un uomo flagellato, crocifisso, morto e risuscitato, riconducibile, come dai più ritenuto, a quello di Gesù, si complicava notevolmente se non addirittura diventava impossibile.
Costui, infatti, si sarebbe trovato nella necessità di dover prendere atto di tutte le particolarità obbiettivamente, come sopra, riscontrate nell’immagine impressa sulla Sindone, ivi compresa quella relativa al leggero distacco del corpo dalla base di appoggio, identificativa della Sua Resurrezione, di una particolarità, cioè, di natura soprannaturale, dallo stesso, in quanto scienziato, categoricamente non suscettibile di essere presa in considerazione.
Premesso, in ogni caso, che, come concordemente ritenuto dagli scienziati, il “lampo” prodotto da Gesù, al momento della Sua Resurrezione, ed indispensabile per l’impressione del corpo di Gesù sulla Sindone, avesse avuto una durata massima non superiore a pochi miliardesimi di secondo, e, nella ipotesi di un Gesù che si stesse già alzando da terra, la relativa raffigurazione (impressione dell’immagine) fosse intervenuta, anche se in un momento necessariamente immediatamente successivo al momento della Sua Resurrezione, comunque, sicuramente superiore a quei pochi “miliardesimi di secondo” della durata del “lampo”, la conseguenza inevitabile sarebbe stata quella dell’assoluta impossibilità di detta impressione, per la totale assenza della necessaria luce.
Andava, comunque, rilevato, in via pregiudiziale, sulla base di quanto insegnato nel Catechismo della Chiesa Cattolica, che al momento della Resurrezione di Gesù, il Suo corpo Glorioso fosse divenuto invisibile a chiunque, tranne a quanti Lui stesso avesse voluto apparire, sicché è da escludersi qualsiasi ipotesi di “impressione di immagine” sul telo sindonico, corrispondente a quanto ivi raffigurato con riferimento ad un Gesù Risorto, in quanto, appunto, sottratto, da tale momento, alla visibilità di chiunque.
Lo stesso dicasi, ed a maggior ragione, nella seconda ipotesi (quella, cioè, che il suddetto “distacco” fosse da riferirsi alla rigidità cadaverica del corpo di Gesù e, quindi, ad un Gesù non ancora risorto): in tal caso, infatti, è di tutta evidenza che l’impressione dell’immagine sarebbe intervenuta in un momento necessariamente precedente alla Sua Resurrezione, cioè, nel più totale buio del sepolcro e, quindi, assolutamente impossibile.
Inoltre, premesso che, dal momento stesso della Sua Resurrezione, Gesù si è sottratto alla visibilità di chiunque, tranne a quelli che Lui avesse voluto apparire, con ciò escludendo qualsiasi possibilità di essere “ripreso”, anche a voler, per mera ipotesi, comunque sempre respinta, superare tale insormontabile preclusione, e, di conseguenza ammettere la possibilità di detta “ripresa”, deve, incontestabilmente, prendersi atto che la raffigurazione presente sulla Sindone, anche se, in ipotesi, intervenuta al momento della Resurrezione di Gesù, unico ed esclusivo fugacissimo momento della necessaria presenza del “lampo” UV che avrebbe, ipoteticamente, consentito detta impressione, (v., sul punto, il mio articolo. n. 32: “Impossibile l’immagine sulla Sindone se non attribuibile ad un intervento soprannaturale”) sarebbe, in ogni caso, risultata esplicitamente e categoricamente esclusa, per l’impossibilità, sulla base dei risultati delle sperimentazioni effettuate presso il centro ENEA di Frascati, riscontrati dal mondo scientifico, che detto “lampo” potesse essere ritenuto causa di detta impressione.
Allo stato attuale, pertanto, risulta esclusa qualsiasi possibilità che l’immagine sindonica possa essersi mai prodotta, al di fuori di ogni possibile intervento soprannaturale, secondo le leggi della fisica, sia al momento della Resurrezione di Gesù, sia anche prima o dopo tale evento.
Non va, ancora, sottaciuto che, al fine di ritenere scientificamente valida una qualsiasi ipotesi di formazione dell’immagine sindonica, così come raffigurata sulla Sacra Sindone di Torino, la stessa debba sempre necessariamente poter consentire un’esatta riproduzione perfettamente conforme all’originale.
Ciò comporta l’inevitabile conseguenza di dover concludere per l’impossibilità che qualsiasi ipotesi di formazione dell’immagine sindonica al di fuori di interventi soprannaturali e, quindi, solo nell’ambito di modalità rientranti nella normalità di un loro svolgimento rispettando le leggi naturali della fisica, non siano da ritenersi realizzabili anche se, in ipotesi, una sola delle innumerevoli particolarità di detta immagine non risulti replicabile. Basterebbe, al riguardo, a solo titolo esemplificativo, tali e tante sono le innumerevoli altre particolarità rientranti in detta “impossibilità”, come del resto lo stesso mondo scientifico ha avuto modo di constatare, per addivenire alla suddetta conclusine, fare riferimento alla riscontrata tridimensionalità dell’immagine, ottenuta con una modalità, assolutamente unica ed irripetibile, ( v. il mio articolo n. 7 :”La verità nascosta nella tridimensionalità dell’immagine impressa sulla Sacra Sindone”). Orbene, detta tridimensionalità (come universalmente constatato) risulta realizzata, come sopra accennato, con la diversa intensità di colorazione di ogni singolo punto dell’immagine, in modo proporzionale alla distanza tra corpo e telo; infatti, se è stato possibile decodificare (con circa 10 anni di intenso lavoro) l’immagine per ottenerne un calco (sia per la parte anteriore che posteriore) da utilizzare per ricavarne una statua tridimensionale, una produzione di una immagine bidimensionale con tali caratteristiche sarebbe risultata assolutamente impossibile, non solo con riferimento alla mole enorme di rilevazione di dati, relativi alle singole distanze da calcolare con estrema difficoltà per l’andamento notevolmente altalenante della figura del corpo da analizzare, ma soprattutto per l’inesistenza di validi strumenti per calcolare e, conseguentemente, applicare la diversa intensità di colore, nella proporzione come sopra indicata: difficoltà, se anche oggi appare davvero impossibile, ancora più impossibile lo sarebbe stato nel 1300.
In tale situazione, è davvero paradossale che addirittura dal mondo scientifico, dopo aver preso atto dell’impossibilità di pervenire ad una soluzione accettabile sul piano scientifico, quasi in risposta alla delega concessa da Papa Giovanni Paolo II il 1998, venga rivolto il suggerimento alla Chiesa Cattolica di far riferimento ad un intervento soprannaturale per la soluzione di un enigma che sul piano scientifico appare irrisolvibile.
Va, inoltre, ribadito quanto già fatto presente (v. mio recente articolo n. 38), nel senso che, almeno per i credenti, per risolvere l’enigma in questione, resta pur sempre praticabile, una strada molto più semplice, come già accennato in un mio precedente scritto. Posto, infatti, per indiscutibilmente accettato, che rientra nei disegni imperscrutabili di Nostro Signore la Sua indiscussa volontà di non fornire obbiettive “prove” scientifiche della Sua Resurrezione, destinata a rimanere per sempre uno dei massimi Misteri della fede cattolica, tutti i tentativi, da parte del mondo scientifico, di risolvere il problema della formazione dell’immagine sindonica su basi scientifiche che risultassero comunque inevitabilmente connessi all’evento della Resurrezione di Gesù, e, quindi, necessariamente, di fatto, finalizzati a fornirne la “prova” della Sua Resurrezione, anche se non volontariamente ricercata, sarebbero destinati ad un sicuro ed inevitabile naufragio, inducendo tutti ad una onorevole desistenza, evitando, così, di apparire davvero “stolti”, secondo la definizione data da Papa Giovanni Paolo II (nell’enciclica “Fede e Ragione”) attribuita a quanti, con inutile caparbietà, insistono nella ricerca d’impossibili soluzioni, credendo di poter risolvere con le loro menti anche quanto è a tutti precluso dalla divina Sapienza perché destinato, nei Suoi imperscrutabili disegni, a rimanere Mistero della Fede.
In tale obbiettiva situazione che appare ampiamente soddisfare quanto previsto dalle nuove norme, emanate di recente, per procedere nel discernimento di fenomeni soprannaturali, sembra , pertanto, che possa concludersi che solo il riferimento ad un intervento sovrannaturale sia in grado risolvere l’enigma della formazione dell’immagine sindonica, identificando il tempo dell’avveramento di tale stupefacente miracolo o in un momento immediatamente successivo alla Resurrezione di Gesù ed, in questo caso, a seguito dello sbiancamento del telo, avvenuto sempre miracolosamente, unitamente all’eventuale suo “ringiovanimento”, se si ritenessero validi i risultati dell’analisi C 14, a suo tempo effettuata nel 1988, ovvero, in un qualsiasi momento successivo fino al momento della sua apparizione nel 1300 e, quindi, su di un telo diverso rispetto a quello che realmente ha avvolto il corpo di Gesù nel sepolcro.
Con riferimento al suddetto “sbiancamento” del telo sindonico, ricordando quello che avvenne nell’episodio della Trasfigurazione, ritenuto da tutti, prefigurazione della Resurrezione, nel quale, al lampo luminoso, le vesti del Signore divennero “candide che nessun lavandaio le avrebbe rese più bianche”, deve, infatti, convenirsi che la Sindone, che all’atto della Resurrezione costituiva la Sua “veste”, fosse divenuta “candida”, ivi comprese le macchie di sangue presenti, nel senso, cioè, che dette macchie fossero sparite del tutto. Tenuto conto, infatti, che il lenzuolo sindonico si era reso necessario per evitare che il sangue grondante dal Corpo di Gesù, facente parte del Suo Corpo, si disperdesse, la sparizione delle macchie di sangue garantiva che nemmeno una parte, sia pure infinitesimale, del Suo Corpo umano assunto nella Sua vita terrena potesse rimanere sulla terra fino ai nostri giorni, cosa davvero inimmaginabile. La successiva miracolosa riapparizione, poi, di tali macchie, a seguito di un intervento soprannaturale nella formazione dell’immagine sindonica, si riallineerebbe perfettamente a tutti i casi di miracoli eucaristici, nei quali la presenza del Sangue di Gesù costituisce un fatto, appunto, miracoloso, senza che detto sangue possa ritenersi corrispondere al sangue presente nel Corpo di Gesù, durante la Sua vita terrena.
Concludendo, in presenza di tutte le condizioni necessarie per procedere al riconoscimento di un intervento soprannaturale, soprattutto con riferimento all’impossibilità di poter addivenire, da parte del mondo scientifico, alla soluzione dell’enigma della formazione dell’immagine sindonica, né ora né mai in un prossimo futuro, sulla base delle naturali leggi della fisica, e con riferimento anche al fatto di trovarsi difronte ad un evento davvero unico ed irripetibile, in millenni di storia, il comportamento di ulteriore prudente attesa della Chiesa Cattolica che, ormai, non è più giustificabile, non può fare altro che alimentare seri dubbi e perplessità sull’autenticità del Sacro Telo, destinato a rimanere nel limbo dell’indecifrabile, disconoscendo in esso uno speciale dono a noi lasciato da Nostro Signore, come del resto dallo Stesso promesso, in stupefacente segno della Sua Passione, Crocifissione, Morte e Resurrezione.
Dato che, purtroppo, nonostante quanto come sopra osservato, qualcuno, ancora oggi, si ostina a non correggere quanto più volte erroneamente sostenuto, nel senso che “ I fisici che hanno condotto gli esperimenti con il laser presso l’ENEA hanno ammesso che dai loro risultati si può pensare alla formazione dell’immagine con una luce come quella che Gesù sprigionò durante la Trasfigurazione”, mi vedo costretto a ribadire, ancora una volta, che mi auguro sia anche l’ultima, che i suddetti Fisici dell’ENEA di Frascati (Proff.ri Giuseppe Baldacchini e Paolo Di Lazzaro, iniziali ideatori di tale ipotesi e che, per oltre un decennio, hanno svolto accuratissime indagini e sperimentazioni su tale specifico argomento) hanno, invece, di recente ribadito (v. Prof. Paolo Di Lazzaro: “La fisica indaga la Sindone”, nel volume “Intorno alla Sindone”, pagg. 96-109, Editrice Baima-Ronchetti, 2025) che i loro “risultati non costituiscono la prova scientifica che l’impronta corporea della Sindone si è formata tramite luce UV”, fermo rimanendo il precedente suggerimento alla Chiesa Cattolica (v. Prof. Di Lazzaro in : “L’immagine sindonica e la luce ultravioletta: alcune note riassuntive”, pubblicato nel volume “Quattro percorsi accanto alla Sindone”, a cura di Domenico Repice del 2011, pagg. 41-48) di far riferimento, “in linea teorica”, al “lampo di luce ultravioletta sprigionato dal dematerializzato corpo di Gesù”, “evento chiaramente miracoloso…..scientificamente non riproducibile”, come “narrato nella cosiddetta Trasfigurazione”, del quale “noi scienziati non ci occupiamo”.