Come già altre volte da me ripetuto in tutti i miei scritti, sempre rivolti con appassionato impegno alla ricerca della verità sulla formazione dell’immagine sindonica, ho  cercato di mettere in evidenza l’errore di fondo di tutte le ricerche, svolte inutilmente per oltre un secolo da illustri scienziati e sindonologi, nel ritenere, una volta scartata l’ipotesi di un falso medioevale e quella, senza alcuna valida motivazione, di un intervento sovrannaturale, la contestualità della formazione dell’immagine sindonica con la Resurrezione di Gesù, senza la benché minima prova che potesse avallare tale supposizione.

       Tutte le ricerche sin qui svolte hanno, obbiettivamente, messo in evidenza l’impossibilità di detta contestualità e/o correlazione tra i due suddetti eventi, tali e tante sono risultate le insuperabili incongruenze ed incompatibilità riscontrate nelle numerosissime particolarità riscontrate in tale immagine; nonostante tutto, ancora oggi, però, non mancano taluni scienziati e sindonologi che, pur prendendo atto dell’attuale suddetta impossibilità, non ritengono di poter escludere, in futuro, di addivenire ad una soluzione scientificamente accettabile dell’enigma in questione, anche ricorrendo ad ulteriori indagini, consentite dalle nuove tecnologie delle quali oggi dispone il mondo scientifico. Al riguardo, è da tener presente che, come messo  in evidenza in un recente studio del Prof. Paolo Di Lazzaro ( v. “La fisica indaga la Sindone”, dell’aprile 2025 ) l’unica possibilità rimasta per risolvere l’enigma in questione, in via del tutto teorica, risulta quella di far ricorso agli “impulsi di luce UV” emanati dal corpo di Gesù Risorto che, in sede di sperimentazione,  “hanno generato una colorazione del tessuto di lino che riproduce buona parte delle caratteristiche sia fisiche, sia chimiche dell’impronta sindonica. Tuttavia, questi risultati non costituiscono la prova scientifica che l’impronta corporea della Sindone si è formata tramite luce UV.…… al tempo stesso,  permettono di affermare che non possiamo escludere che la luce UV abbia giocato un ruolo nella formazione dell’impronta sindonica”: si tratta, comunque, di mera ipotesi, che, in quanto detti “impulsi di luce” siano da considerarsi conseguenti “effetto” della Resurrezione di Gesù, sono da tener ben presenti, per la loro rilevanza, con riferimento a quanto segue.

         Nel mio precedente scritto, ho suggerito di far ricorso  ad una diversa argomentazione, sul piano strettamente teologico, sempre al fine di pervenire al riconoscimento che la formazione dell’immagine sindonica non debba riconoscersi connessa con la Resurrezione di Gesù, che ritengo difficilmente confutabile.

       Riprendendo, pertanto, quanto sopra solo precedentemente accennato, valgano le due seguenti preliminari osservazioni.

       Va innanzi tutto premesso un principio, universalmente riconosciuto nel campo dello studio  della conoscenza, secondo cui, laddove un evento risulti incontestabilmente connesso con un altro evento precedente da risultare suo “effetto” naturale ed insostituibile, detto evento, necessariamente, costituisce “prova” dell’esistenza dell’evento precedente che ne è  “causa”. In altri termini: l’espressione “l’effetto come prova della causa” si riferisce al principio secondo cui l’esistenza di un effetto  dimostra che la causa che lo ha prodotto sia effettivamente esistita. Tale principio, inoltre, resta valido anche in caso di connessione indiretta, nel caso, cioè, si tratti del susseguirsi di diversi eventi tra loro concatenati (come, per esempio: Resurrezione-raggio ultravioletto-immagine). Tutto ciò comporta, nel campo che qui interessa, che, laddove venisse provato che l’immagine sindonica si fosse formata, come esclusivo “effetto” naturale (per qualsivoglia motivazione, fisica, chimica, medica od altra motivazione) dell’avvenuta Resurrezione, anche se mediata da un raggio ultravioletto, detta immagine costituirebbe, inevitabilmente, “prova” dell’avveramento della suddetta Resurrezione, sua “causa” di origine, con la  inevitabile ulteriore conseguenza, assolutamente inaccettabile, di annullare il dogma della Resurrezione in quanto, appunto, avente per oggetto un fatto già “provato”.

       Va, inoltre, presa in debita considerazione la seguente ulteriore osservazione.

       Nella teologia cristiana, la Resurrezione di Gesù costituisce il “mistero fondamentale della fede”, una realtà accettabile e comprensibile solo nella fede, dato che si tratta di un fatto non indagabile e verificabile con i mezzi dello storico o dello scienziato, in mancanza di qualsiasi elemento di prova. Al riguardo, è necessario notare che la mancanza di validi elementi di prova di tale stupefacente evento non sia, poi, attribuibile ad un fatto del tutto casuale ma corrisponde, molto chiaramente, ad un preciso disegno divino di non lasciare alcuna “prova” che potesse costituire imposizione di una verità a chi non avesse voluto accettarla; tutto ciò, perché, Nostro Signore è rispettoso delle libere scelte di ognuno, come dimostrato dal fatto che, dopo la Sua Resurrezione è apparso solo a chi avesse Lui stesso voluto apparire, al fine di rafforzare lo loro fede, cioè a quanti sinceramente credevano in Lui e, quindi, non certo agli scettici al fine di convincerli, come per esempio, ai membri del Sinedrio o a Pilato.

       Che tale fosse, in maniera incontrovertibile, la volontà di Gesù è, pertanto, un fatto da non mettersi in discussione tanto da poter ritenere  che quelle innumerevoli e stupefacenti particolarità dell’immagine sindonica tra di loro correlate, a volte, in modo assai incongruente, risultino, così, obbiettivamente presenti sul sacro telo proprio al fine di rendere impossibile qualsiasi soluzione che avrebbe comportato l’effetto di fornire la prova della Resurrezione di Gesù, da quest’ultimo non voluta.

          Ed è proprio per questo motivo che ho ritenuto davvero incomprensibile l’affermazione della Prof.ssa Emanuela Marinelli, laddove quest’ultima ha dichiarato di essere “molto perplessa” nei confronti di quanti, respingendo l’ipotesi che l’immagine sindonica possa costituire prova della Resurrezione di Gesù, manifestano “fastidio” ed addirittura “ossessione” per tale ipotesi, appunto perché costituirebbe un “danno per la fede”, in quanto “annientata da una verità impositiva”.

          Va, comunque, osservato che l’affermazione che l’immagine sindonica costituisca “prova” della Resurrezione di Gesù, sempre secondo la Prof.ssa Marinelli, è assolutamente priva di alcun fondamento, dato che, per quanto attiene al necessario nesso di causalità tra immagine e Resurrezione, la stessa non ha mai fornito alcuna prova, limitandosi solo a far erroneamente riferimento ai risultati raggiunti dai due fisici dell’ENEA (che lo hanno, invece, al momento, esplicitamente escluso, sulla base delle sperimentazioni da loro effettuate); d’altra parte l’insussistenza di tale nesso (che, in caso contrario, avrebbe potuto costituire “prova” della Resurrezione) è da escludersi, dato che, come sopra fatto presente, lo stesso Gesù ha sempre riservato massima attenzione a non lasciare prove della Sua Resurrezione, sicché l’accostamento dell’immagine sindonica ad un “selfie” è da considerarsi un’autentica sciocchezza.

          Da quanto sopra esposto, è da escludersi definitivamente che l’immagine sindonica possa essersi formata per “effetto” della Resurrezione di Gesù, sia per l’accertata sua impossibilità, sulla base di un secolo di inutili tentativi messi in atto dal mondo scientifico, ampiamente presi in esame, tutti miseramente falliti, sia, soprattutto, per la constatazione che la stessa fine appare inevitabile per qualsiasi altro futuro tentativo (riguardo all’unica possibilità, come sopra fatto presente, che una schiera sempre più ridotta di scienziati ritiene ancora perseguibile, con riferimento all’imprescindibile nesso causale tra immagine e Resurrezione) in quanto in insanabile opposizione con la divina volontà, facendo apparire davvero “stolti”, secondo la definizione data da Papa Giovanni Paolo II (nell’enciclica “Fede e Ragione”) quanti, con inutile caparbietà, insistono nella ricerca d’impossibili soluzioni, credendo di poter risolvere con le loro menti anche quanto è a tutti precluso dalla divina Sapienza  perché destinato, nei Suoi imperscrutabili disegni,  a rimanere Mistero della Fede.

          Quanto come sopra esposto non corrisponde a mere ipotesi, bensì ad obbiettive osservazioni formulate sulla realtà dei fatti,  che possono, così, sintetizzarsi:

  • premessa l’esclusione del falso medioevale nella formazione dell’immagine sindonica,
  • va considerato che, in linea teorica, l’unica possibilità rimasta per individuare la “causa” di origine  dell’immagine sindonica, da parte del mondo scientifico, rimane pur sempre quella di dimostrare che detta immagine, di fatto,  (sia pure con diverse modalità) costituisca “effetto” dell’evento della Resurrezione di Gesù, diventandone, così, sua “prova”, con la inevitabile conseguenza,  con l’accertamento del suo avveramento (anche se non ricercato), di annullare il dogma della Resurrezione,
  • deve, inoltre, prendersi atto che il dogma della Resurrezione di Gesù costituisce il mistero fondamentale della fede cattolica che non potrà mai essere, in alcun modo, cancellato o superato, in quanto la sua necessaria essenza come “mistero” corrisponde ad un chiaro ed inequivocabile disegno divino.

           In tale obbiettiva situazione, difficilmente contestabile, appaiono, quindi, inutili tutti i tentativi (quelli già fatti e quelli, eventualmente, da porre in essere da parte del mondo scientifico) al fine di risolvere l’enigma della formazione dell’immagine sindonica, che siano pur sempre sostanzialmente condizionati da un imprescindibile rapporto di “causa-effetto” tra Resurrezione di Gesù e formazione dell’immagine sindonica, in quanto destinati ad un sicuro fallimento, perché (almeno per i credenti) andrebbero sempre ad infrangersi contro invalicabili ostacoli, già accertati e presenti nell’immagine sindonica  secondo un superiore disegno della  Divina Volontà, che è quello di mantenere, per sempre, ben saldo il “mistero” sulla  Resurrezione di Gesù al di fuori di ogni possibile “prova” sulla sua sussistenza, anche se involontariamente ricercata e mai conseguita.

           Concludendo: tutto ciò, come sopra fatto presente, conduce ad un’unica possibilità rimasta al fine di risolvere l’enigma della formazione dell’immagine sindonica, quella, cioè, di individuare in un intervento soprannaturale la fonte di detta immagine, che, pertanto, non costituirebbe mai la “prova” della Resurrezione (in quanto, appunto, intervento miracoloso da accettarsi per fede) ma solo un mirabile “segno”, voluto e realizzato da Nostro Signore Gesù Cristo, in memoria della Sua Passione, Crocifissione, Morte e Resurrezione, a nulla rilevando l’indicazione del momento preciso del suo avveramento, comunque, compreso tra un momento successivo alla Resurrezione di Gesù, fino all’apparizione della Sindone nel 1300, come fatto presente in un mio precedente articolo, n. 25 dal titolo: “La Sacra Sindone di Torino ha realmente avvolto il corpo di Gesù ?”.