Alla fine di tutte le argomentazioni sin qui svolte, al fine di dimostrare l’origine sovrannaturale dell’immagine impressa sulla Sacra Sindone di Torino, ritengo di poter trarre le seguenti sintetiche conclusioni sulla soluzione del suddetto enigma, partendo, innanzi tutto dalle seguenti imprescindibili premesse:
- Gesù è risorto,
- Al momento della Sua Resurrezione, il Suo Corpo ha emanato un potente lampo di luce, della durata infinitesimale, come unanimemente accettato da quasi tutti gli scienziati, di non più di 50 miliardesimi di secondo,
- Dal momento della Sua Resurrezione, il Suo Corpo Glorioso è divenuto invisibile a tutti, tranne a quanti Lui stesso avesse voluto farsi vedere,
- La Sacra Sindone non è opera di un falsario del medioevo.
Su tali premesse, è lecito pervenire alla conclusione di escludere, anche, che l’immagine sindonica si possa essere naturalmente formata, come effetto del lampo luminoso prodotto al momento della Resurrezione di Gesù ed al di fuori di qualsiasi intervento umano, per le seguenti motivazioni:
- Qualora l’immagine dovesse ritenersi raffigurare un uomo in procinto di rialzarsi e, quindi, un Gesù già risorto, la suddetta esclusione risulterebbe sufficientemente provata dal fatto che, per quanto detto al precedente n. 3, Gesù, dal momento della Sua Resurrezione, non era più visibile a nessuno,
- Qualora, invece, l’immagine dovesse riferirsi a Gesù, ancora in stato cadaverico e, quindi, non ancora risorto, l’esclusione risulterebbe motivata per l’impossibilità, in tale stato, di alcuna proiezione per l’assenza del lampo di luce che, per quanto sopra detto al n. 2, sarebbe apparso, successivamente, al momento della Resurrezione di Gesù.
Pertanto, esclusa l’ipotesi di un falso medioevale ed esclusa, anche, quella di un effetto naturalmente prodottosi per il lampo luminoso (raggio ultravioletto) e di altre ipotesi di riproduzione della Sindone con risultati concordemente ritenuti assolutamente inconsistenti, non resta altro che riconoscere, sulla base di tutte le argomentazioni svolte, un intervento miracoloso nella formazione dell’immagine impressa sulla Sacra Sindone, voluto ed attuato da Nostro Signore Gesù Cristo come stupefacente dono e segno della Sua Passione, Crocifissione, Morte e Resurrezione.
Tutto ciò, come fin qui esposto, conduce ad una chiara e definitiva conferma della validità di individuare in un intervento soprannaturale la formazione dell’immagine sindonica, suggerendo, inoltre, un diverso percorso logico mai seguito da nessuno ed, apparentemente, assurdo, ma assai intrigante, e facilmente da tutti comprensibile.
E’, innanzi tutto, indubitabile la chiara divina volontà di Nostro Signore Gesù Cristo di non lasciare prove tangibili ed indiscutibili della Sua Resurrezione, da chiunque accertabili, senza influenzare e, quindi, rispettando le libere scelte di ognuno, dato che, in caso contrario, avrebbe agito diversamente: sarebbe bastato, infatti, farsi vedere da tutti nel Suo nuovo status di Risorto.
Inoltre, tutti i tentativi operati da valenti scienziati e sindonologi, che, per oltre un secolo, risultano rivolti alla ricerca di una soluzione scientificamente valida al fine di dimostrare il nesso causale intercorrente tra l’immagine impressa sulla Sacra Sindone e la Resurrezione di Gesù che, di fatto, si sarebbe tradotta, anche se inconsapevolmente, ma necessariamente, nella conseguenziale attribuzione all’immagine sindonica della qualifica di prova della Resurrezione, sono tutti miseramente falliti, con l’unanime accertamento (da parte dei suddetti scienziati e sindonologi), di non essere in grado di trovare una soddisfacente risposta a tutte le domande relative alle numerosissime incongruenze emergenti tra le varie particolarità dell’immagine, che man mano che avanzava la ricerca non sono mai diminuite, ma, invece, aumentate.
Ciò può portare ad avvalorare l’ipotesi, come del resto fatto già presente in altra occasione, di ritenere che quelle innumerevoli e stupefacenti particolarità dell’immagine sindonica tra di loro correlate, a volte, in modo assai incongruente, risultino, così, obbiettivamente presenti sul sacro telo proprio al fine di rendere impossibile qualsiasi soluzione che avrebbe comportato l’effetto di fornire la prova della Resurrezione di Gesù, da quest’ultimo non voluta.
Ipotizzando valida la suddetta tesi, tutto risulterebbe definitivamente chiarito, prendendo atto dell’inutilità di qualsiasi ulteriore ricerca – tendente a provare che l’immagine sindonica, come effetto naturale della Resurrezione di Gesù, possa ritenersi “prova” di tale evento – che è destinata ad un inevitabile fallimento, in quanto in contrasto con la volontà di Nostro Signore Gesù Cristo, facendo apparire davvero “stolti”, secondo la definizione data da Papa Giovanni Paolo II (nell’enciclica “Fede e Ragione”) quanti, con inutile caparbietà, insistono nella ricerca d’impossibili soluzioni, credendo di poter risolvere con le loro menti anche quanto è a tutti precluso dalla divina Sapienza perché destinato, nei Suoi imperscrutabili disegni, a rimanere Mistero della Fede.