Nel mio precedente articolo, avevo sostenuto l’impossibilità che un “raggio ultravioletto” potesse essere considerato come  fonte dell’immagine impressa sulla Sacra Sindone, sulla base di  argomentazioni suggeritemi dalla riscontrata particolare tridimensionalità di detta immagine.

        Dato che, con riferimento alle domande che mi sono state rivolte su tale argomento ritengo, che, evidentemente, non sono stato sufficientemente chiaro, mi sembra opportuno ritornare su tale argomento che, obbiettivamente, può considerarsi davvero determinante per la soluzione dell’enigma sulla formazione dell’immagine sindonica, augurandomi di chiarire meglio il mio pensiero.

        Con riferimento alla statua in lattice che due valenti ricercatori aveva prodotto e che era stata esibita in una Chiesa di Chioggia alcuni mesi fa, avvalendosi delle misurazioni che la particolare tridimensionalità dell’immagine aveva loro offerto, veniva evidenziata una esatta raffigurazione del corpo di Gesù, al momento della formazione di detta immagine. Il ginocchio destro appariva leggermente flesso in avanti e la testa e parte del dorso leggermente alzate da terra, indicando, così, come confermato da illustri clinici, la posizione di chi stesse per alzarsi e, comunque, fosse in vita: tutto ciò indicava, incontestabilmente, che  Gesù, come sopra raffigurato, fosse già Risorto, anche se solo qualche attimo prima; da tali evidenze traevo la conclusione che il preteso “raggio ultravioletto” non potesse essere considerato come fonte dell’immagine impressa sulla Sindone.

Che l’immagine sindonica rappresentasse il corpo di un uomo in vita, è avvalorato dalla dettagliatissima relazione medica del  dottor Bernardo Hontanilla Calatayud, dell’Università di Navarra, in Spagna,  pubblicata, nel 2020 sulla rivista Scientia et Fides, in https://www.pannunziomagazine.it/sacra-sindone-non-e-limmagine-di-un-defunto-ma-di-un-vivo-che-si-alza-di-aleteia/, dal titolo: “Sacra Sindone : non è l’immagine di un defunto, ma di un vivo che si alza”, di Aleteia. D’altra parte, qualora, invece, dovesse ritenersi che l’immagine sindonica corrispondesse al corpo di un uomo ancora in stato cadaverico, ciò, comunque, per altra via, escluderebbe la sua formazione per opera del noto “raggio ultravioletto”, intervenuto al momento della Resurrezione di Gesù, in quanto, cioè, necessariamente assente precedentemente a tale evento.

       Stando a quanto emerge dai Vangeli, al momento della Resurrezione di Gesù, il Suo corpo si trasfigurò in Corpo Glorioso, divenendo invisibile a tutti, tranne a quanti avesse Lui stesso deciso di apparire, come di fatto avvenuto nell’evento della Sua Trasfigurazione sul monte Tabor, da intendersi   come un preannuncio della Sua Gloria che avrebbe raggiunto con la Sua Resurrezione. In effetti, con la Sua Resurrezione, Gesù è scomparso dalla visibilità di chiunque, apparendo e scomparendo solo a pochi eletti da Lui prescelti: in altre parole, dal momento della Sua Resurrezione, Gesù Risorto non è stato più visto da nessuno (tranne la suddetta eccezione), rendendo obbiettivamente impossibile la proiezione della Sua immagine, a prescindere da qualsiasi mezzo usato, sicché, quandanche a tale evento avesse assistito un testimone, quest’ultimo, anche se, in via di assurda ipotesi, in possesso di validissima apparecchiatura fotografica, non avrebbe potuto fermare alcuna immagine né vedere alcunché, assistendo solo alla Sua sparizione. Va, inoltre, considerato che il notissimo “lampo” emesso dal Suo Corpo e di dimensioni estremamente ridotte (non oltre 50 miliardesimi di secondo, come indicato unanimemente dagli scienziati), deve ritenersi prodotto, come, comunque, da tutti ammesso,  contestualmente alla Sua Resurrezione.

       Quanto sopra riferito non mi sembra che possa essere minimamente contestato, nel senso, lo ripeto, di ritenere assolutamente impossibile qualsiasi ripresa e successiva proiezione del Corpo di Gesù a partire dall’evento della Sua Resurrezione.

       Infatti, dato che dall’immagine esistente sulla Sacra Sindone emerge, inequivocabilmente, il preciso momento della sua impressione, il fatto che ivi venga evidenziata la figura di un Gesù vivo che sta per alzarsi, deve necessariamente significare che detto momento d’impressione debba riferirsi ad un Gesù già Risorto, anche se solo pochissimi attimi prima: tutto ciò porta all’inevitabile conseguenza di una insuperabile incompatibilità tra il momento della produzione di detta immagine ed il momento della Resurrezione di Gesù, per l’impossibilità di una loro coincidenza. Deve, infatti, convenirsi che l’immagine esistente sulla Sindone (di un Gesù già Risorto) è assolutamente inconciliabile col fatto che tale immagine si fosse prodotta nello stesso momento della Sua Resurrezione per due validissime ed incontestabili motivazioni: se il lampo che avrebbe consentito l’impressione dell’immagine dovesse ritenersi avvenuto (nel limitatissimo tempo di non oltre 50 miliardesimi di secondo) contestualmente alla Resurrezione di Gesù, come, del resto, universalmente accettato, non può assolutamente essere ritenuto più presente al momento della sollevazione da terra del corpo di Gesù (come emergente dalla suddetta ricostruzione), avvenuta, sia pure dopo brevi attimi, comunque successivamente alla Sua Resurrezione, in quanto vivo; inoltre, circostanza questa davvero determinante, il Corpo di Gesù, in quanto già Risorto come emergente, sempre, dall’immagine come sopra riprodotta, era da ritenersi incontestabilmente sottratto, a partire da quell’evento, alla visibilità di tutti e, quindi, assolutamente non più percepibile da chiunque, comprese, ovviamente, qualsiasi sofisticata apparecchiatura, comunque, assolutamente impensabile a quella data. In altri termini, sono troppo convinto che nessuno sia in grado di sostenere  che l’immagine di Gesù Risorto possa, in tale Suo nuovo stato, essere stata ripresa e proiettata su di un telo.

La riscontrata simultaneità del lampo di luce con la Resurrezione di Gesù, mai da nessuno posta in discussione, comporta, quindi, l’impossibilità che l’immagine sindonica presente sul sacro telo possa ritenersi naturalmente formata, sia nel caso che in tale immagine fosse raffigurato Gesù Risorto, per la considerazione, come sopra fatta presente, della Sua acquisita invisibilità da tale momento, sia, anche, nel caso che in detta immagine sia raffigurato il Corpo di Gesù in situazione cadaverica e, quindi, prima della Sua Resurrezione, per l’assenza del necessario lampo di luce (contestuale alla Sua Resurrezione), necessario per la proiezione dell’ immagine in questione.

        Dimostrata, quindi, oserei dire con matematica certezza, l’impossibilità che l’immagine sindonica, corrispondente a quella così come rielaborata e riprodotta in forma statuaria, da tutti concordemente accettata, possa essere stata prodotta nell’attimo fuggente della Resurrezione di Gesù, evento sottratto alla visibilità di chiunque, è definitivamente da escludersi, conseguentemente, che un fantomatico “raggio ultravioletto” (prodotto in tale attimo) possa ritenersi causa dell’origine di detta immagine.

        Tutto ciò comporta, in conclusione, che l’unica ipotesi possibile, per la soluzione dell’enigma sulla formazione di detta immagine, sia da ricercarsi in un intervento sovrannaturale del suo Divino Autore che, così, ha voluto lasciarci un “segno” della Sua Passione, Crocifissione, Morte e Resurrezione: quanto, poi, alla datazione di tale intervento (peraltro irrilevante per la dimostrazione dell’effettiva sua realizzazione) non può che prendersi atto della sua indeterminatezza. Tale evento, comunque, può benissimo, indifferentemente, essere eventualmente avvenuto sullo stesso telo che ha avvolto il Corpo di Gesù, sempre, comunque, in un momento successivo alla Sua Resurrezione (ed, in questo caso, dopo un suo sbiancamento e ringiovanimento miracolosamente intervenuti), ovvero, più semplicemente,  su un diverso telo di origine medioevale.