Prima di riproporre, per l’ennesima volta, il mio fermo “NO” all’ipotesi di un “raggio ultravioletto” come fonte dell’immagine sindonica, ritengo opportuno formulare la seguente considerazione: gli osservatori posti di fronte alla Sacra Sindone possono distinguersi in tre categorie:

      -la prima è quella di chi, quasi infastidito della presenza ingombrante del sacro telo, è disposto ad accettare qualsiasi soluzione che lo denigri, contestandone  la sua autenticità, fino a qualificarlo uno sporco straccio da buttare via ed a credere che Gesù non sia mai esistito;

      -la seconda, in posizione totalmente opposta alla prima, raccoglie quanti, invece, dichiaratamente convinti dell’autenticità della Sindone, identificabile nel fatto che abbia realmente avvolto il corpo di Gesù, deposto dalla croce, sepolto nel sepolcro ed ivi resuscitato, è disposta quasi inconsapevolmente ad accettare qualsiasi tesi, in contrapposizione a quelle precedenti, che sostengano che, di tali eventi, la Sindone sia stata unico muto testimone privilegiato che possa, pertanto, dimostrarne la loro veridicità, fino a tributare ostentatamente applausi da stadio ai suoi divulgatori, anche quando, quest’ultimi, sospinti da un entusiasmo irragionevole, in quanto in assenza di qualsiasi valida prova, arrivano a presentare come realmente conseguiti risultati scientifici (come quello più volte ricordato della presunta dipendenza della formazione dell’immagine sindonica da un “raggio ultravioletto”) mai, invece, conseguiti ed, addirittura, esplicitamente dichiarati “impossibili” dagli stessi suoi iniziali autori;

     -la terza, infine, che spero possa diventare la prevalente in un prossimo futuro non troppo lontano, e che attualmente, invece, appare esigua minoranza in quanto meno “rumorosa”, in assenza di influenti sostenitori, si identifica in quanti, posti in contemplazione del sacro telo, ne ravvisano uno stupefacente messaggio ivi contenuto, voluto e miracolosamente  attuato dal suo divino Autore in memoria della Sua Passione, Crocifissione, Morte e Resurrezione.

      Come è ben noto, la tesi secondo la quale un raggio ultravioletto (unico raggio avente qualità unidirezionale necessaria per l’eventuale proiezione di una immagine)  avrebbe impresso l’immagine presente sulla Sacra Sindone era stata inizialmente proposta diversi anni fa dai fisici del centro ENEA di Frascati, come semplice ipotesi di studio, ma, successivamente, dopo anni di sperimentazioni, era stata completamente abbandonata dagli stessi suoi autori.  

       Va ricordato che la tesi del “raggio ultravioletto” come fonte dell’immagine sindonica era stata avanzata, in particolare dal Prof. Giuseppe Baldacchini – il quale ci teneva a precisare che, come scienziato, non avrebbe tenuto conto di eventuali eventi di natura soprannaturale – con riferimento al fatto che la produzione naturale di tale raggio era riscontrabile solo in occasione di  un processo  nucleare materia-antimateria che poteva essersi verificato nel sepolcro di Gesù: in tale occasione il Suo corpo si sarebbe “annichilito” trasformandosi in energia che avrebbe prodotto il suddetto lampo. La suddetta energia, sempre secondo il prof. Baldacchini, si sarebbe poi ricomposta, fuori della Sindone ed in un altro luogo non meglio precisato per ritornare nella precedente situazione. E’ evidente che tale “ipotesi di studio” non potesse mai essere accolta dalla Chiesa Cattolica, dato che prevedeva l’annichilimento (distruzione) del corpo di Gesù e sua trasformazione in energia, in netto ed insanabile contrasto con quanto riferito sulla Resurrezione di Gesù nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Dopo anni di sperimentazioni, comunque, tale ipotesi sulla base dei risultati deludenti raggiunti (v., in dettaglio, il mio precedente articolo n. 9 di questo blog) venne del tutto abbandonata: il  Prof. Paolo Di Lazzaro (collega del Prof. Baldacchini), infatti, in un suo articolo dell’ottobre 2010 ( https://www.academia.edu/7041559/L immagine sindonica e la luce ultravioletta alcune note riassuntive ), dato che nessuna risposta poteva essere data alla inevitabile domanda : “come è stato possibile nel medioevo ovvero nel primo secolo irraggiare un telo di lino con un Laser eccimero (inventato e prodotto artificialmente nel 1975)?”, testualmente rispondeva che  “Di fronte a questa domanda la Scienza si ferma. E gli scienziati pure.” Il Prof. Di Lazzaro aggiungeva, inoltre, che poteva, comunque, “in via teorica”, intervenire la fede a suggerire altre strade, nell’impossibilità, per la scienza, di trovare una soluzione all’enigma della formazione dell’immagine sindonica, suggerendo esplicitamente un eventuale intervento miracoloso dello stesso Gesù che, comunque, non rientrava nella competenza degli scienziati dell’ENEA.

       Tale argomento doveva, pertanto, essere considerato ormai sepolto, dopo il chiaro e definitivo suddetto intervento del Prof. Di Lazzaro, condiviso anche dal Prof. Baldacchini.

       Senonché, sono costretto a tornare, ancora una volta, su tale argomento, che costituisce l’unico appiglio rimasto al quale ancorare  la tesi della stretta e necessaria dipendenza  della formazione dell’immagine sindonica all’evento della Resurrezione di Gesù, dato che,   ancora oggi, c’è qualcuno che, per una evidente ed ingiustificata avversione ad ammettere la possibilità di un intervento soprannaturale nella formazione diretta, da parte di Gesù, di detta immagine, si ostina nell’affannosa ricerca di una soluzione a tale problema, facendo riferimento esclusivamente a mezzi compatibili con  le  naturali leggi fisiche conosciute.

       Considerando che l’unico mezzo utile per cercare di risolvere l’enigma in questione, restava pur sempre riferirsi ad un “raggio ultravioletto” e che il ricorso a tale raggio non era ritenuto realizzabile dal mondo scientifico, si è ritenuto di poter trovare la soluzione, per superare quest’ultima difficoltà, in questo modo, come già più volte fatto presente: il “raggio ultravioletto” non sarebbe sorto in occasione dell’annichilimento del corpo di Gesù, ma sarebbe stato lo stesso Gesù a generare, con un intervento soprannaturale, come sopra suggerito dal Prof. Di Lazzaro, al momento della Sua Resurrezione, un intenso e brevissimo lampo di luce ultravioletta direzionale; in tal caso, inoltre, l’impressione dell’immagine non sarebbe avvenuta direttamente per intervento soprannaturale di Gesù, bensì, come effetto naturale, di un raggio ultravioletto ancorché prodotto,  per Suo intervento soprannaturale.

       In altri termini, Gesù, al fine di lasciare un segno della Sua Passione, Crocifissione, Morte e Resurrezione, anziché provvedervi direttamente sul sacro telo, avrebbe dovuto ritenersi condizionato a predisporre preventivamente  un mezzo idoneo (raggio ultravioletto), unico possibile, come sopra detto, ad effettuare l’impressione (e sempre in via del tutto ipotetica) dell’immagine sulla Sacra Sindone, secondo le naturali leggi della fisica, tra l’altro attribuendo, così, al potere soprannaturale di Gesù, la creazione di un “raggio ultravioletto” che sarebbe stato prodotto artificialmente dall’uomo 2000 anni dopo. Un percorso, questo, talmente contorto ed aberrante sia sul piano logico che teologico da non meritare alcun commento (v. sul punto il mio precedente articolo n. 11).

       Deve, pertanto, ritenersi inammissibile qualsiasi riferimento ad un “raggio ultravioletto” come fonte dell’immagine sindonica, sia sul piano scientifico che anche teologico, con riferimento  alle modalità come sopra indicate da influenti esponenti della sindonologia, al fine di recuperarne la validità, dopo il chiaro responso negativo del mondo scientifico.

       Va, inoltre, tenuto nel debito conto – cosa da potersi categoricamente affermare, in quanto assolutamente non contestabile – che non sussiste la benché minima prova  che un “raggio ultravioletto” possa non solo proiettare una immagine corporea, ma anche creare ed attribuire (con modalità fantascientifiche che nessuna pur fervida fantasia possa immaginare) alcune particolarità, uniche ed irripetibili, all’immagine stessa, come per esempio la riscontrata tridimensionalità, realizzata con modalità non replicabili in alcun modo (v. il mio precedente articolo n. 7, dal titolo: La verità nascosta nella tridimensionalità dell’immagine impressa sulla Sacra Sindone): vennero, infatti, effettuate centinaia di fotografie, utilizzando apparecchiature di altissima precisione, in nessuna delle quali vennero riscontrati risultati paragonabili, anche in minima parte, con quelli della Sacra Sindone.

      In tale situazione emerge, comunque, un evidente irrisolvibile confusione, aggravata da un irresponsabile pressapochismo che ha spinto i sostenitori della bizzarra tesi su esposta a ritenere come già acquisiti risultati relativi a mere ipotesi  (cioè la formazione dell’immagine sindonica avvenuta ad opera del suddetto “raggio ultravioletto”); ogni riferimento ad un “raggio ultravioletto” come fonte dell’immagine sindonica, effettuato da parte dei sostenitori della tesi in questione, è, comunque, ora da riferirsi  ad un “raggio ultravioletto” come sopra prodotto da Gesù: non va, inoltre, sottaciuto che la suddetta inaccettabile ricostruzione dell’ipotetico processo di formazione dell’immagine sindonica, appunto in quanto non prodotta per un intervento soprannaturale, ha condotto i suoi sostenitori ad una ulteriore ed aberrante conclusione, quella di ritenere l’immagine sindonica come prova addirittura della stessa Resurrezione di Gesù.

      Con riferimento a quanto sopra esposto, preferisco, inoltre, riferirmi a tutte le altre argomentazioni ampiamente svolte nel mio precedente articolo n. 21 dal titolo: “La Sacra Sindone: ecco la prova dell’intervento miracoloso nella formazione dell’immagine sindonica”, che, pubblicato nel marzo scorso nella mia pagina Facebook, ottenne ben 367.376 visualizzazioni, senza alcuna contestazione.

      Concludendo, appare davvero incomprensibile persistere nel far riferimento ad un “raggio ultravioletto”, da parte di alcuni sindonologi, come fonte dell’immagine sindonica; a parte la considerazione che non risulta mai provato da nessuno che tale raggio possa essere idoneo a proiettare su di un telo una immagine corporea (al massimo, come noto, si è, infatti, riusciti ad ottenere una semplice colorazione “similsindonica”, ma mai una qualsiasi immagine), sta di fatto che il mondo scientifico, che inizialmente si era mostrato ottimista, dopo varie sperimentazioni di anni, ha abbandonato definitivamente tale tesi prendendo atto dell’impossibilità di riferirsi ad un raggio ultravioletto per la proiezione  dell’immagine, dato che la sua origine veniva identificata nell’annichilimento del corpo di Gesù, cosa che impediva il riconoscimento della Sua Resurrezione. Va, inoltre, tenuto presente il tentativo di recuperare la validità della suddetta tesi, da parte di alcuni sindonologi, attribuendo a Gesù, come supposto in via “del tutto teorica” dal prof. Di Lazzaro, la creazione di detto “raggio ultravioletto”; ma tale soluzione, appare,  come del resto già fatto presente, aberrante sul piano teologico e frutto solo di una mente davvero irragionevole, dato che prevede un intervento soprannaturale di Gesù nel predisporre il mezzo necessario per attuare la proiezione della propria immagine sul telo sindonico, facendo, così, apparire tale effetto come conseguenza naturale, secondo le leggi della fisica, anziché come un Suo diretto intervento miracoloso.

       Per quanto come sopra esposto, deve, pertanto, ritenersi inammissibile qualsiasi riferimento ad un “raggio ultravioletto” come fonte dell’immagine sindonica, sia sul piano scientifico che anche teologico, con riferimento  alle entrambe le ipotesi come sopra indicate: dato che quella del ”raggio ultravioletto” restava l’unica ipotesi possibile, sul piano delle leggi naturali della fisica, a sostegno del nesso di causalità tra la formazione dell’immagine sindonica e la Resurrezione di Gesù, non resta altro che riferirsi, per detta formazione, ad un intervento miracoloso voluto ed attuato da Nostro Signore Gesù Cristo.

      Sul punto, la Chiesa Cattolica continua a mantenere un atteggiamento di prudente silenzio, anche se taluni atteggiamenti tenuti nei confronti di alcuni suddetti sindonologi potrebbero indurre, mi auguro di sbagliarmi,  a ritenere un suo orientamento a loro favore; pur non essendo un teologo, né, comunque, ho alcun titolo per intervenire su tale delicatissimo argomento, mi sembra obbiettivamente quanto meno opportuno auspicare un necessario chiarimento nel senso di dichiarare prive di qualsiasi fondamento, sia sul piano scientifico che logico e teologico, tesi che sostengano che la formazione dell’immagine sindonica sia da attribuire ad un “raggio ultravioletto”.

      Non può, inoltre, sottacersi un’altra argomentazione, assolutamente non contestabile e davvero determinante al fine di escludere che l’immagine sindonica possa essersi realizzata per proiezione da parte di un “raggio ultravioletto”.

      L’immagine impressa sulla sacra Sindone raffigura, infatti, un corpo umano con una colorazione assai tenue e, comunque, ben delineato nei contorni e nei singoli particolari, tanto da ritenersi necessariamente realizzato su di un telo perfettamente candido; dato, poi, che, come concordemente accertato da tutto il mondo scientifico, detta immagine risulta formata non per contatto del telo con il corpo (cosa categoricamente esclusa) ma per proiezione, sia nella parte anteriore che in quella posteriore, detto corpo dovrebbe ritenersi totalmente distaccato dal telo sindonico, il quale dovrebbe risultare perfettamente steso orizzontalmente, in entrambi i lati, per evitare inevitabili distorsioni dell’immagine: il corpo, quindi, dovrebbe ritenersi in una posizione “galleggiante” tra le due parti del telo, in una posizione, cioè, davvero surreale.

       Nessuno mai è riuscito a trovare una spiegazione sulla compatibilità della suddetta pretesa situazione con la situazione reale, così come risulta narrata nei Vangeli (salvo a ricorrere ad arbitrarie, fantasiose  ed inammissibili ricostruzioni), del telo sindonico al momento della Resurrezione di Gesù; a solo titolo esemplificativo degli inconcludenti sforzi profusi a tal fine, basti far riferimento alle conclusioni alle quali perviene uno studio effettuato nel 2001 dal Prof. Giulio Fanti e dalla Proff.ssa Emanuela Marinelli dal titolo    “Uno studio dell’avvolgimento del corpo anteriore e posteriore basato su informazioni 3D” e che la prof.ssa Marinelli ritiene ancora valido, per avermene trasmesso una copia solo pochi giorni fa a mezzo del sito “Academia”; in dette conclusioni si legge, infatti, testualmente, con ipotesi sibilline (“sembra”, “forse”)  e, comunque, di non facile comprensione: “Come è stato avvolto il corpo? A questa domanda si può rispondere (ovviamente ignorando totalmente il racconto evangelico) in parte analizzando le caratteristiche tridimensionali codificate nei livelli di luminanza dell’immagine corporea; queste, infatti, forniscono informazioni sulla distanza del lenzuolo corporeo avvolto. L’ipotesi migliore per l’avvolgimento del corpo sembra essere la seguente: la superficie piana era ricoperta di sali minerali e aromi; una parte della Sindone era stesa su di essa; sopra di essa, veniva adagiato il corpo, rendendo il piano avvolgente, piante e fiori venivano poi disposti attorno al corpo e infine la parte libera della Sindone ricopriva l’Uomo e i fiori. Forse la diversa configurazione dell’avvolgimento corpo-lenzuolo si è verificata durante l’impressione delle tracce di sangue e durante l’impressione dell’immagine corporea, essendo causata da uno spostamento delle piante e dei fiori disposti attorno al corpo”.

       Va, innanzi tutto, premesso che l’affermazione che: “le caratteristiche tridimensionali dell’immagine sindonica…forniscono informazioni sulla distanza del lenzuolo” dal corpo dato che risulta, nell’immagine, un rapporto proporzionale tra l’intensità della colorazione dei singoli punti dell’immagine e la distanza tra telo e corpo, non risulta corretta, in quanto parte da un presupposto sbagliato: quello di ritenere, cioè, per acquisita l’esistenza di una distanza tra telo e corpo; è evidente che tale modo di ragionare non è condivisibile, in quanto ribalta il naturale ordine logico. Partendo, infatti, da un presupposto di fatto assolutamente non contestabile, quello, cioè, dell’inesistenza di un qualsiasi distacco tra telo e corpo, essendo, quest’ultimo, strettamente “avvolto” dal telo (come emerge dal racconto evangelico), doveva, necessariamente, concludersi per l’incongruenza della riscontrata differenza di colorazione in rapporto ad una pretesa distanza tra corpo e telo, pervenendo alla necessaria successiva conclusione che detta distanza fosse da ritenersi solo virtuale (con riferimento all’ipotesi di formazione miracolosa dell’immagine sindonica) e non reale, mentre, invece, si è seguita l’inammissibile tesi opposta, quella, cioè di ritenere già acquisita l’esistenza di una distanza, tra telo e corpo, che, in effetti, realmente non esisteva affatto (v. sul punto le argomentazioni ampiamente svolte nel mio precedente articolo n. 21 dal titolo: “La Sacra Sindone: ecco la prova dell’intervento miracoloso nella formazione dell’immagine sindonica” e, soprattutto, nell’articolo n. 7,  “La verità nascosta nella tridimensionalità dell’immagine impressa sulla Sacra Sindone”). ).

      Infatti, sulla base delle distanze, come sopra emergenti dalle “caratteristiche tridimensionali dell’immagine” (nel senso dell’esistenza di una intensità di colorazione proporzionale alla distanza corpo-telo), si è potuto costruire (da parte di valentissimi esperti e con un  lavoro durato circa dieci anni)  un calco di tale immagine (per entrambi i lati del corpo) che ha permesso di realizzare una statua perfettamente corrispondente all’immagine presente sul sacro telo: orbene, il risultato così ottenuto mette in evidenza la figura di un uomo in una chiara posizione di rialzarsi (come constatato da illustri clinici) con il ginocchio destro flesso in avanti e la testa e parte del dorso sollevati da terra e, cioè, di un uomo in vita e, quindi, di un Gesù già Risorto. Dato che deve convenirsi, sulla base dei testi evangelici e di quanto insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica, che, nell’attimo della Sua Resurrezione, Gesù è scomparso alla vista di chiunque (tranne a quanti avesse voluto apparire, come avvenuto nell’episodio della Trasfigurazione al monte Tabor) e che il potentissimo “lampo”, contestuale a tale evento, ha avuto una durata davvero infinitesimale (stimata dagli scienziati in non oltre un cinquantesimo di miliardesimo di secondo), l’immagine come sopra descritta,  corrisponde, invece, alla figura di un Gesù in vita e, quindi, in un momento successivo alla Sua Resurrezione, cioè, quando il “lampo” non c’era più, né il corpo di Gesù era più visibile, rendendo, cioè, categoricamente impossibile una simile raffigurazione, in quanto, sebbene corrispondente all’effettiva situazione del Corpo Glorioso di Gesù, era, comunque, già sottratta alla visibilità di tutti. Concludendo, quanto fatto appena presente costituisce una incontestabile prova che l’immagine sindonica, definita efficacemente dagli scienziati, “immagine impossibile”, presentando una incongruenza in nessun modo superabile, debba necessariamente attribuirsi ad un intervento soprannaturale di Nostro Signore  Gesù Cristo.

      Ritornando, comunque, all’esame della bizzarra ipotesi come sopra avanzata, a parte il fatto che ipotizzare l’esistenza di “piante e fiori” posti intorno al corpo di Gesù sepolto, con la Sindone che li ricopriva è, a dir poco, talmente assurdo e stravagante  da lasciare chi legge incredulo e perplesso su tale ipotesi, così come, con evidente pressapochismo e sfrontatezza, avanzata dei sottoscrittori dello studio in questione, è, comunque, fuori discussione che il telo sindonico fosse abbondantemente già macchiato di sangue con inevitabili sbavature, determinate dal trasporto dalla croce al sepolcro, e perfettamente aderente al corpo che “avvolgeva”, escludendo, così, qualsiasi possibilità di proiezione. E’, inoltre, da considerare  che almeno la parte posteriore del corpo, necessariamente,  doveva essere ritenuta a contatto con la Sindone, escludendone, così, qualsiasi proiezione,  senza, poi, considerare che detto telo, essendo unico, non presentava affatto quel necessario distacco tra le sue due parti contrapposte che consentisse, alla “parte libera della Sindone” di servire da tenda a copertura delle fantomatiche piante poste attorno al corpo di Gesù (come previsto dalla fantasiosa ipotesi degli autori del suddetto studio) garantendone, così, il Suo distacco dalla Sindone: tutto ciò emerge chiaramente dal distacco testa contro testa, di soli pochi centimetri, esistente sull’immagine sindonica, assolutamente insufficiente a realizzare il suddetto distacco necessario per effettuare una qualsiasi anche minima proiezione, peraltro limitata alla parte anteriore del corpo: le conclusioni sono talmente evidenti da evitare di riproporre quanto già precedentemente concluso sull’inammissibilità di un “raggio ultravioletto” come fonte della formazione dell’immagine sindonica.