E’ doveroso soffermarci preliminarmente, anche a costo di ripetermi, sulle  modalità di sepoltura del corpo di Gesù, riferendoci esclusivamente a quanto, sul punto, raccontato nei Vangeli: al riguardo, pertanto, è da tener presente che la sepoltura di Gesù era avvenuta “com’è usanza seppellire per i Giudei” (Gv. 19, 40).  Nel reperire le antichissime norme ebraiche sulla sepoltura dei cadaveri, soprattutto con riferimento a quelli riferiti a morti violente e con ferite ancora sanguinanti,   mi sono avvalso della collaborazione del notissimo coordinatore dello STURP del 1978, Prof. Barrie Schwortz (ex ebreo, convertito al cristianesimo dopo aver esaminato il sacro telo) con il quale ho avuto il privilegio di intrattenere, per parecchio tempo, un rapporto epistolare tramite p.e., con reciproca stima ed apprezzamento. (v. anche : “La Sindone nella legge e nei riti ebraici”, Reni Van Haelst, in “ https://sindone.altervista.org ”). A proposito di quest’ultima ricerca, desta, comunque, qualche perplessità quanto ivi affermato nel senso che Gesù “non fosse stato sepolto secondo la legge ebraica”, laddove, invece, secondo il Vangelo di Giovanni, sempre molto attento nei suoi riferimenti, si legge testualmente che Gesù venne sepolto “come è usanza seppellire per i Giudei”. Inoltre, sempre nello stesso testo, si rileva un evidente errore di traduzione (dal testo originale greco del suddetto Vangelo di Giovanni), laddove, a proposito del sudario, che era stato posto sul “capo” di Gesù in funzione di mentoniera, presente nella Sindone, si fa riferimento   all’analogo sudario anch’esso posto sul “capo” di Lazzaro, mentre, in quest’ultimo caso, il sudario era stato posto a copertura del “viso” (e non del capo) di Lazzaro, dato che la funzione di copertura del viso di Gesù era già svolta dalla Sindone, assente nella sepoltura di Lazzaro.

        Secondo le dettagliatissime norme ebraiche per la sepoltura dei morti, i corpi dei morti per morte violenta che presentassero ferite sanguinanti, come il caso  di Gesù, al fine di non disperdere il sangue, ritenuto parte del corpo del defunto, nel tragitto tra il luogo della morte ed il sepolcro dove dovevano essere deposti, dovevano essere avvolti in un lenzuolo sovrastato da bende che gli giravano intorno al corpo, tenendolo ben stretto ed aderente al lenzuolo, evitando, inoltre, che detto corpo fosse toccato da qualcuno che, in caso contrario, sarebbe risultato “impuro”; i corpi dei defunti per morte naturale  erano, invece, avvolti solo dalle bende, sempre ben strette (come nel caso di Lazzaro, tanto da far dire da Gesù: “scioglietelo”). Dell’utilizzo del lenzuolo e delle bende, sin dalla deposizione del corpo di Gesù dalla croce, fino alla sepoltura nel sepolcro, vi è esplicito cenno in tutti e quattro i Vangeli sicché tali eventi, secondo le modalità come sopra descritte, sono difficilmente contestabili.

        Il corpo di Gesù, pertanto, venne “avvolto” nella Sindone, appena deposto dalla croce, con le bende che la tenevano ben aderente al Suo corpo, al fine, appunto, di evitare qualsiasi dispersione di sangue, nel tragitto dalla croce al sepolcro (distante meno di 100 metri), avvenuto, presumibilmente, a braccia di qualche suo discepolo; è evidente e, pertanto, difficilmente contestabile che, al momento dell’arrivo al sepolcro, la Sindone dovesse presentarsi notevolmente macchiata di sangue con inevitabili sbavature per le innumerevoli ferite ancora sanguinati, in uno stato, cioè,  incompatibile a ricevere l’impressione di qualsiasi immagine, come quella così tenue ed evanescente presente sulla Sindone, che sarebbe risultata assolutamente indecifrabile.

       Tale obbiettiva ricostruzione dei fatti doveva portare qualsiasi osservatore dell’immagine sindonica ad un’unica ed inevitabile conclusione: quell’immagine non poteva essersi formata al momento della Resurrezione di Gesù, ma in un momento  diverso, comunque, successivo (anche se non facilmente identificabile)  fino al momento della comparsa in Europa della Sindone esistente a Torino, anche se su di un telo diverso da quello che avesse avvolto il corpo di Gesù, e, quindi, attribuibile ad un evento di natura soprannaturale.

       In una recente conferenza tenuta dal Prof. Giulio Fanti che si è avvalso anche di un piccolo manichino riproducente il corpo di Gesù, sepolto nel sepolcro, gli eventi su descritti (della deposizione e successiva sepoltura del corpo di Gesù) risultano, invece, totalmente diversamente ricostruiti.

       La Sindone, perfettamente “candida”, appare, per la prima volta, non ai piedi della croce, bensì  solo nel sepolcro: riproducendo visivamente la scena, il Prof. Fanti ha mostrato come, secondo la sua fantasiosa ricostruzione, la Sindone fosse stata deposta per terra, successivamente il corpo di Gesù fosse steso sopra e la parte restante della Sindone fosse solo “adagiata” sulla parte anteriore del Suo corpo, restando aperte le parti laterali, vicino alle quali viene, poeticamente, prevista la presenza di piante floreali; la presenza delle bende, con la loro specifica funzione, come sopra decritta, viene, inoltre, assolutamente ignorata. Tutto ciò comporta, inoltre, che il corpo di Gesù fosse stato trasportato a braccia, assolutamente nudo e grondante sangue dalla croce al sepolcro.

          In altri termini, anziché prendere atto dell’assoluta incompatibilità dell’immagine impressa sulla Sindone con l’obbiettiva  verità dei fatti, così come realmente avvenuti, si è scelta, esempio da molti altri seguito, la strada inversa, quella, cioè, assolutamente inaccettabile, di falsificare la verità dei fatti, risultante dal racconto evangelico, per renderla compatibile con detta immagine.

         Quanto sopra conferma, ancora una volta, l’assoluto disprezzo della verità dei fatti da parte di chi accetta qualsiasi compromesso pur di sostenere, ad ogni costo, le proprie fantasiose ipotesi sulla formazione dell’immagine sindonica, non accettando l’impossibilità del raggiungimento della soluzione di un’enigma scientificamente irrisolvibile.

          Una tale macroscopicamente falsa e davvero irriverente ricostruzione degli eventi su descritti, necessaria per la sostenibilità delle ipotesi fantasiose relative al “raggio ultravioletto”, ipotesi da ritenersi eretica (v. il precedente n. 11 : “L’eresia di un raggio ultravioletto come fonte dell’immagine della Sacra Sindone”), scaturito dal corpo di Gesù al momento della Sua Resurrezione, che avrebbe provocato l’impressione dell’immagine sindonica, con la conseguente possibilità di ritenere tale immagine come “prova” di detta Resurrezione, rappresenta, pertanto, un’inaccettabile manipolazione dell’oggettiva verità dei fatti come realmente accaduti che non può lasciare indifferente la Chiesa Cattolica che, nell’applaudire i suoi sostenitori, ospitandoli anche nei propri luoghi di culto, manifesta, invece, scarso interesse alla salvaguardia della sua stessa credibilità.

Non può sottacersi, infatti, la presenza di numerose ipotesi circa la formazione dell’immagine sindonica che continuano a proliferare, creando solo confusione, dato che, puntualmente, risultano, poi, tutte prive di fondamento, rilevato il più delle volte dagli stessi autori, fino al punto che alcuni noti esponenti del mondo scientifico cominciano ad ammettere di non aver più nulla da aggiungere (alludo, a titolo esemplificativo, al Proff.ri Giuseppe Baldacchini e Paolo Di Lazzaro i quali, esplicitamente, hanno fatto riferimento alla possibilità di accettare l’ipotesi di un intervento soprannaturale). Se a ciò si aggiunge il comportamento della Chiesa Cattolica che non ritiene di riferirsi ad un intervento miracoloso per la soluzione dell’enigma sulla formazione dell’immagine impressa sulla Sacra Sindone, addirittura applaudendo a tesi davvero inaccettabili, come sopra riferito, allora, purtroppo, non può che prendersi atto che l’unica soluzione alternativa resta quella, anche se respinta dalla quasi totalità dei credenti, del falso medioevale che, obbiettivamente, con vero rammarico, sta riprendendo vigore.