Con questo titolo, “CremonaSera” del 1.6. 2025 riporta una intervista rilasciata dal noto restauratore di libri antichi, Luciano Sassi al giornalista Stefano Lorenzetto (v. https://www.stefanolorenzetto.it/articoli/Sassi_Oggi.pdf ) nel settembre 2022, nella quale l’intervistato ritiene di dimostrare che l’immagine sindonica non sia da attribuirsi ad un intervento soprannaturale, bensì ad “un fenomeno di ossidazione prodotto da un corpo umano”, aggiungendo che la sua tesi è avallata dai proff.ri Dominga Rogolino e Mauro Carcello, docenti all’Università di Parma.
Senza voler entrare nel merito di tale tesi, mi limito a considerare i necessari presupposti di fatto messi a base delle conclusioni cui perviene il suddetto Luciano Sassi.
E’ doveroso soffermarci preliminarmente sulle modalità di sepoltura del corpo di Gesù, riferendoci esclusivamente a quanto, sul punto, raccontato nei Vangeli: al riguardo, pertanto, è da tener presente che: la sepoltura di Gesù era avvenuta “com’è usanza seppellire per i Giudei”. Secondo le dettagliatissime norme ebraiche per la sepoltura dei morti, i corpi dei morti per morte violenta che presentassero ferite sanguinanti, come il caso di Gesù, al fine di non disperdere il sangue, ritenuto parte del corpo del defunto, nel tragitto tra il luogo della morte ed il sepolcro dove dovevano essere deposti, dovevano essere avvolti in un lenzuolo sovrastato da bende che gli giravano intorno al corpo, tenendolo ben stretto ed aderente al lenzuolo; i corpi dei defunti per morte naturale erano, invece, avvolti solo dalle bende, sempre ben strette (come nel caso di Lazzaro, tanto da far dire da Gesù: “scioglietelo”). Dell’utilizzo del lenzuolo e delle bende, sin dalla deposizione del corpo di Gesù dalla croce, fino alla sepoltura nel sepolcro, vi è esplicito cenno in tutti e quattro i Vangeli sicché tali eventi sono difficilmente contestabili.
Ben diversa e, pertanto, arbitrariamente raccontata è la versione esposta dal Sassi: di bende non si parla affatto e, per quanto riguarda il lenzuolo, quest’ultimo risulta utilizzato solo nel sepolcro con ciò ipotizzando, tra l’altro, che il corpo martoriato e sanguinante di Gesù fosse stato, completamente nudo, trasportato a mani di qualche suo discepolo: il lenzuolo sarebbe stato, poi, “steso nel sepolcro” sul quale venne “adagiato sopra il cadavere e la parte di pezza rimanente che sporgeva dal capo, fu ripiegata sul morto fino a coprirgli i piedi”, precisando, sempre in detta intervista, che “la Sindone restò sospesa sulle parti anatomiche declivi”.
La suddetta precisazione che, comunque, non corrisponde alla realtà dei fatti era necessaria dato che una situazione di avvolgimento della Sindone intorno al corpo di Gesù, con sovrastanti bende che la tenessero ben stretta era da considerarsi incompatibile con l’ipotesi come sopra formulata.
Di tale necessità è lo stesso Luciano Sassi a fornirne, involontariamente, la prova, con un clamoroso autogol; infatti, alla domanda dell’intervistatore sul perché un tale fenomeno non fosse “accaduto alle mummie”, la risposta è stata facilissima e davvero illuminante: “perché le mummie sono bendate con strisce di tessuto che aderiscono totalmente al corpo”, perché, cioè, si trovavano in una situazione esattamente identica a quella realmente verificatasi per il corpo di Gesù………
Morale della “favola” (invero, realmente accaduta): ecco cosa succede quando ci si innamora troppo di una tesi improponibile.
Un amico, assiduo lettore dei miei scritti, mi ha fatto notare che la ricostruzione statuaria, realizzata sfruttando la qualità tridimensionale dell’immagine sindonica ed esposta qualche mese fa in una chiesa di Chioggia, non risulta compatibile, a causa delle ginocchia flesse e del capo e parte della schiena leggermente sollevate dal suolo, con il corpo di Gesù come doveva presentarsi al momento della Sua Resurrezione, cioè ancora avvolto nella Sindone, sovrastata dalle fasce.
La risposta a tale osservazione risiede, invero, nell’esclusione che detta immagine sia da intendersi effetto diretto della proiezione “fotografica” dell’evento della suddetta Resurrezione sul telo sindonico, bensì quale rappresentazione miracolosa voluta e disposta da Gesù stesso della Sua Morte e Resurrezione, in un momento, da Lui scelto, comunque non contemporaneo alla Sua Resurrezione, fino all’apparizione della Sindone in Europa (v., sul punto, il mio precedente art. n. 25). L’immagine presente sulla Sindone mostra, infatti, per le particolarità come sopra rilevate, la figura di Chi – ritornato in vita, assumendo un nuovo Corpo Trasfigurato e divenuto invisibile, tranne a chi avesse voluto apparire, che attraversava muri e porte senza aprirle e mangiava con i suoi discepoli, abbandonando lenzuolo, bende e sudario lì dov’erano in avvolgimento del Suo Corpo – appare come se si stesse alzando da terra; d’altra parte quest’ultima raffigurazione corrisponde anche a quanto rilevato da numerosi medici (per maggiori dettagli, v. il mio precedente articolo n. 21: “La Sacra Sindone: ecco la prova dell’intervento miracoloso nella formazione dell’immagine sindonica”).